ascia
Notizie storico-critiche
Per integrazioni si veda CIL V, 3555. Alla r. 5 il nomen Valerius espresso al plurale è anticipato ai praenomina dei fratelli in quanto riferito a tutti e tre gli individui. Alla r. 9 l'espressione "bene merenti" è iscritta per esteso all'interno del testo e non abbreviata al termine dell'iscrizione come di consueto. Il monumento funerario ricorda esponenti della gens Valeria, una delle più illustri famiglie del Veronese. Si propende pertanto a sostenere una buona condizione finanziaria e una notevole rilevanza sociale degli individui qui menzionati. L'iscrizione si data al II secolo d.C. sulla base di criteri paleografici, del formulario adottato, della formula di adprecatio agli dei Mani espressa in abbreviazione all'inizio del testo e della presenza del simbolo dell'ascia. L'ascia non è segnalata nè da Maffei nè da Mommsen. Per considerazioni generali sull'impiego del simbolo dell'ascia in iscrizioni sepolcrali si veda Arrigoni Bertini M.G. 2006, Introduzione.
Descrizione
L'ara, di notevoli dimensioni, è pulvinata e presenta base e coronamento raccordati al dado mediante modanatura a cavetto. La superficie superiore del coronamento ospita un incavo quadrangolare (cm. altezza 10.5 x larghezza 7.5) e due fori più piccoli in corrispondenza dell'angolo anteriore destro e posteriore sinistro, di diversa conformazione e profondità. Il lato anteriore della base reca incisa al centro un'ascia in posizione orizzontale delineata con un unico solco. Il testo è iscritto a pieno campo andando ad occupare l'intera superficie frontale del dado. Il ductus irregolare, digradante dalla prima all'ultima riga; le lettere sono leggermente apicate mentre i segni di interpunzione presentano forma indefinita. K, con tratti convergenti sull'asta molto ravvicinati tra loro, pro C (r. 2, 4, 6, 7, 10), E arcaica costituita da due aste parallele (II alla r. 3, 5, 7, 8, 9, 10, 12), S fortemente inclinate, L con tratto corto e obliquo.