scena di banchetto funebre con dextrarum iunctio (parte frontale del fregio) e Mitra tauroctono (parte laterale sinistra del fregio)
Notizie storico-critiche
L'iscrizione menziona un'esponente della gens Ottavia, una delle più illusrti famiglie del Veronese, notevolmente attestata sia in città, a Verona, che nel territorio circostante, in particolar modo nella Valpolicella. Si ritiene che le denominazioni indicate sull'architrave (patruus, pater, mater) si riferissero alle figure che compaiono sul fregio. Per quanto riguarda il culto di Mitra, questa è la sola raffigurazione della divinità attestata a Verona. La figura di Mitra, sulla base del periodo di diffusione della religione mitraica, fornisce un indizio di datazione per la stele (verso la fine del I secolo d.C.), in accordo con i caratteri paleografici dell'iscrizione e con l'apparato decorativo che avvalorano la datazione all'ultimo quarto I secolo d.C.. La stele fu interpretata dagli antichi storiografi locali come riferita ad Ottavia, sorella di Augusto, e pertanto erroneamente considerata più antica, databile all'età augustea.
Descrizione
La stele doveva essere profilata ai lati da due colonne angolari tortili, squadrate a lesena sul lato, di cui ora restano solamente i capitelli di tipo corinzio e una porzione ridotta del fusto. I capitelli sorreggono un architrave a listello piatto iscritto dai sostantivi "patruus, pater, mater", raccordato superiormente, mediante modanatura a gola rovescia decorata a palmette, ad un fregio con scena di banchetto funebre all'interno del quale si svolge la dextrarum iunctio, sul fronte, e con figura di Mitra che uccide un toro, sul lato sinistro. Tra le colonne, una cornice ad ovoli e palmette delimita lo specchio epigrafico su fondo ribassato: al suo interno il testo segue un ductus regolare e le lettere sono iscritte con solco triangolare molto profondo.