Notizie storico-critiche
A: L'iscrizione presenta caratteri epigrafici quali il sigma ancora divaricato, l'omega e l'omikron rimpiccioliti, con i tratti leggermente incurvati, tipici del primo ellenismo. Si tratta di un rendicondo di spese pubbliche difficilmente traducibile, dal momento che molti prezzi e la loro motivazione risultano oggi illeggibili, così come di incerta lettura è pure il totale (l. 13). La lista cita il prezzo pagato a singoli individui o a gruppi per lo svolgimento di alcuni lavori. Tra questi, vengono menzionati i trasporti, l'asportazione di terra scavata e la lavorazione di un serpente bronzeo (l. 8). Vengono computati anche i prezzi di metalli utilizzati, quali lo stagno e il bronzo (ll. 9-10). La menzione di un altare (ll. 4, 12) induce a ritenere si tratti di apprestamenti di un santuario o di un luogo di culto. Secondo il Venturi potrebbe essere il sacello o il tempio di "una divinità, il cui nome cominciava con la A" (conservata nel testo dell'iscrizione B) e ipotizza si possa trattare con buona probabilità di Apollo. Maffei, invece, seguito dal Boeckh, crede che il dio sia piuttosto Asclepio. Nell'ultima riga compare un verbo desinente in "-opheuo", che B. Keil ha proposto di integrare in "[epes]òpheue" sulla base del termine "epìssophos" che ricorre con il significato di "sopraintendente" nel "testamento di Epikteta" (cfr. WLT-004600_WRC-897498).
B: I caratteri di questa iscrizione sono più evoluti di quella precedente: il sigma ha i tratti esterni paralleli, il tratto orizzontale del pi sporge dai due lati, l'omega non è più rimpicciolito, sebbene lo sia ancora l'omikron. Queste particolarità inducono a ritenere questo testo posteriore di circa un secolo rispetto all'altro. In esso si registra una sentenza emessa dai giudici ordinari con l'assenso degli arbitri scelti dai contendenti e dei difensori degli interessi pubblici riguardo ad un conflitto economico fra la città e il cittadino Soterion. Costui, come si deduce dal testo, assicurava lo scolo delle acque dalla sua casa al mare attraverso canali che attraversavano l'arsenale; l'acqua piovana, poi, cadeva sul tetto di quest'ultimo edificio. Poichè esso aveva subito dei danni, la città chiese che fosse Soterion a risarcirli. I giudici, però, diedero ragione al privato, imponendo che fosse la città stessa ad eseguire i lavori di riparazione. La sentenza iscritta sulla lapide venne posta sotto il nume tutelare della divinità del santuario. E' il Venturi a fornire ulteriori notizie interessanti: egli ricorda che la lastra giunge al Maffei da Venezia per il tramite del cavaliere Mocenigo e si trova a Verona dal 1716. Presumibilmente il Mocenigo a cui fa riferimento il Venturi è Alvise III (1662-1732), "capitano da mar" e poi doge dal 1722 al 1732. Costui fu al seguito di Francesco Morosini durante la riconquista della Morea e con buona probabilità entrò in possesso dell'iscrizione in oggetto tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento. Appare rilevante ricordare, peraltro, che l'assedio dei Turchi a Corfù avviene nel 1715, probabile terminus ante quem per l'arrivo del pezzo a Venezia. Venturi, oltre a ciò, avanza un'importante ipotesi circa la provenienza del pezzo: egli ricorda come nel 1823 vennero effettuati scavi a Corfù presso il sito di Cardacchio, durante i quali si ritrovarono le fondamenta di un tempio ionico esastilo dotato ancora di colonne in situ e alcuni pozzi nelle vicinanze. All'epoca la lastra in oggetto venne immediatamente riferita a questo santuario, sebbene non si potessero avanzare con certezza ipotesi circa la divinità cui esso era consacrato. Ciononostante si ritiene che, considerata la menzione delle sorgenti e degli apprestamenti idraulici, presumibilmente si tratti di Asclepio, in considerazione anche della menzione del serpente bronzeo che compare in un'iscrizione coeva rinvenuta presso il santuario di Asclepio a Delo.
Descrizione
Lastra rettangolare con incise due iscrizioni non coeve. Nella metà superiore della stele è iscritta l'epigrafe A con caratteri minuti, mentre la B, costituita da lettere maggiori realizzate con un solco più profondo, ne occupa la parte inferiore. Nello spessore della parte superiore è scolpita una rozza cornice a ovoli, che attesta un reimpiego del pezzo presumibilmente in epoca medievale.