Notizie storico-critiche
Nelle quattro lastre sono distribuite otto colonne di scrittura, incise quando la pietra era in opera e presentava una superficie unica; la distribuzione delle colonne non tiene infatti conto della divisione odierna delle lastre. Al di sopra delle colonne sono incisi, in lettere assai più grandi, i nomi di Epikteta e dei suoi due figli, ciascuno accompagnato dal relativo patronimico. I caratteri epigrafici appartengono al medio ellenismo e presentano lettere abbastanza regolari, con solchi larghi e piccoli apici; l'alpha a sbarra spezzata si alterna con quello a sbarra dritta. Questa interessante epigrafe è stata oggetto di molti studi, si accennerà quindi per sommi capi alle problematiche maggiori del testo, rimandando alla bibliografia specifica le questioni di dettaglio. Il testo è diviso in due parti. Nella prima (coll. I-III) è contenuto il testamento di Epikteta, con il quale ella, compiendo anche la volontà del marito e del figlio Andragoras, morto prima di lei, ricorda il completamento del complesso monumentale eretto in onore dei suoi familiari eroizzati e di se stessa, prevedendo anche la propria eroizzazione. L'edificio principale di questo complesso era costituito da un luogo sacro alle Muse e ornato con rilievi e statue delle medesime. Epikteta fonda inoltre un'associazione comprendente i membri maschi della famiglia, cui sono però ammesse anche le loro mogli e figlie minori, oltre alle ereditiere e a poche altre donne in rapporto particolare con la testatrice. Scopo dell'associazione sarà la cura e la perpetuazione del culto eroico della famiglia della fondatrice; i proventi derivanti da alcuni terreni personalmente acquistati da Epikteta assicureranno, all'interesse del 7%, le somme necessarie per sacrifici e banchetti da tenersi nei giorni stabiliti. La seconda parte dell'iscrizione (coll. IV-VIII) contiene lo statuto dell'associazione, approvato in un momento posteriore alla stesura del testamento. Vi sono specificati i particolari relativi allo svolgimento dei sacrifici, alle multe per i contravventori, alla nomina di vari funzionari: un amministratore, un soprintendente, un archivista, eventuali commissari. Il testo si conclude con le disposizioni perché si conservi una copia del documento scritta su tavolette lignee e perché se ne faccia incidere una (quella appunto che ci è pervenuta) sul basamento che sosteneva le statue. I nomi incisi al di sopra delle otto colonne indicano le rispettive statue; manca il nome di Phoinix, il marito di Epikteta, ma è probabile che esso fosse inciso su una lastra più in alto, sopra quella con il nome della moglie: le statue dei due coniugi dovevano occupare il centro del basamento, con quelle dei figli ai lati. Il testamento di Epikteta ebbe notevole fama fin dal momento della sua scoperta, soprattutto per la sua lunghezza e per i molti particolari di interesse giuridico e religioso. Documenti analoghi, ma più modesti, sono stati ritrovati in varie località: fra essi si possono citare la fondazione del lidio Epikrates e quella di Diomedoro.
Il monumento fu rinvenuto nella seconda metà del XVI secolo a Thera e trasportato prima a Creta e di lì a Venezia. Prima dell'accurato studio di Luigi Beschi sugli scritti di Onorio Belli, si riteneva che la lastra fosse giunta nella città lagunare nella collezione dei Grimani (Ricci, seguito dalla Ritti) intorno al 1587 o poco dopo, visti i rapporti che intercorrevano tra Onorio Belli e la nobile famiglia del ramo dei Servi. Tuttavia, la pubblicazione nel 1999 e nel 2000 di Beschi del carteggio di Onorio Belli con lo zio Valerio Barbarano, ha definitivamente dimostrato che la lastra venne spedita dall'antiquario e botanico vicentino a Giacomo Contarini.
Descrizione
Quattro lastre di forma pressoché rettangolare con iscrizione sulla fronte.