Notizie storico-critiche
Fin dal Maffei venne riconosciuta la falsità dell'iscrizione. L'epigramma appartiene ad un gruppo di componimenti dell'Antologia Planudea, dal quale furono tratti versi che accompagnano anche unaltra epigrafe conservata presso il Museo Lapidario Maffeiano (WLT-004600_WRC-897477). Il testo rivela un gusto barocco, amante delle allusioni e delle espressioni oscure. In sostanza, si tratta di una triplice rappresentazione di Eracle, da bambino, nel compimento delle sue eroiche imprese e infine dopo l'ascesa all'Olimpo. Recentemente E. Prioux ha ulteriormente dimostrato la già accertata falsità dell'iscrizione e ha ipotizzato che il falsario fosse lo stesso che ha realizzato un'altra iscrizione del Maffeiano (WLT-004600_WRC-897501). La studiosa, peraltro, ha rinvenuto una testimonianza di Jacob Spon che, nel riferire di un'iscrizione da lui vista a palazzo Erizzo, segnala "Istud epigramma quod Venetiis in Erizzorum palatio descripsi reperitur & in Anthologia Epigrammatum Graecorum, sicut & aliud immediatè hoc praecedens in eodem loco." Avendo egli appena descritto un'iscrizione di Tullius Geminus, che sarebbe stata posta sulla base di una statua di Eracle vinto da Amore, ammirata sempre a palazzo Erizzo, ed essendo stato tratto tale epigramma dallAntologia Planudea al n. 103, l'autrice ipotizza che la circolocuzione utilizzata da Spon si riferisca ad un'epigrafe che riporta il "passo immediatamente precedente" al n. 103, ovvero il n. 102 dellAntologia. Tale epigramma è quello inciso sul pezzo veronese in oggetto, il che conduce ad avanzare due proposte, entrambi plausibili: o la pietra vista da Spon a palazzo Erizzo a Venezia è quella successivamente passata al Maffei, oppure si tratta di due lapidi identiche fatte realizzare dalla medesima bottega di falsari nel corso del XVI secolo. Allo stato attuale della documentazione non è possibile propendere per un'ipotesi o per l'altra, ma di certo l'iscrizione veronese acquista maggior interesse nell'ottica di un fenomeno di falsificazioni che dal Cinquecento si sviluppò a Venezia a seguito di una sempre più pressante richiesta di iscrizioni da parte dei collezionisti, che i materiali antichi, evidentemente, non riuscivano più a soddisfare.
Descrizione
Lastra rettangolare con iscrizione sulla fronte e, al di sotto di quest'ultima, una clava incisa orizzontalmente.