Notizie storico-critiche
Già il Maffei riconobbe la falsità dell'iscrizione e ne indicò la fonte in un elenco di sentenze attribuite al sofista Secondo, dal florilegio di Antonios Melisses. Il falsario, evidentemente per accrescere il pregio della sua creazione, modificò linizio della citazione attribuendola addirittura a Socrate. Il testo seguito dall'incisore è per lo più quello riportato dal Melisses, ma oltre agli errori materiali vi sono variazioni che arricchiscono il monotono elenco degli animali nocivi cui la donna è via via paragonata. Tali aggiunte si devono presumibilmente all'erudito ideatore del testo scritto, desideroso di gareggiare in inventiva con l'antico sofista. Recentemente E. Prioux ha attribuito questo pezzo allo stesso falsario o alla stessa bottega che nel corso del XVI secolo ha realizzato (probabilmente a Venezia) un'altra lapide conservata presso il Museo Lapidario Maffeiano (WLT-004600_WRC-897500), sulla base di alcuni caratteri epigrafici comuni, quali l'altezza delle lettere e la forma dell'omega molto più piccola delle altre lettere, che possono essere considerati quasi dei "motivi firma". L'iscrizione in oggetto acquista maggior interesse nell'ottica di un fenomeno di falsificazioni che dal Cinquecento si sviluppò a Venezia a seguito di una sempre più pressante richiesta di iscrizioni da parte dei collezionisti, che i materiali antichi, evidentemente, non riuscivano più a soddisfare.
Descrizione
Lastra rettangolare posta orizzontalmente con iscrizione sulla fronte.
Dettagli
Tipologia
Reperto archeologico
Collocazione specifica
Museo Lapidario Maffeiano
Localizzazione geografico-amministrativa attuale
VERONA (VERONA)
Materia tecnica
Marmo bianco a grana fine
Misure
cm 55 x 95.5 x 5.5
Definizione culturale
Ambito culturale moderno