figura femminile seduta e (di fronte) figura maschile stante con attributi divini
Notizie storico-critiche
La presenza dei soli nomi divini farebbe pensare ad un rilievo votivo, ma molti elementi inducono inserire la stele tra quelle sepolcrali. L'iconografia delle due figure deriva infatti chiaramente dal repertorio funerario, soprattutto quella della figura femminile, variante del cosiddetto tipo della Penelope piangente. Al contrario del Neutsch, che ritiene i due nomi divini iscritti falsi, T. Ritti sostiene che non vi siano motivi per dubitare della loro autenticità e che in tal modo la stele abbia ripreso motivi dell'arte funeraria adattandoli ad un diverso significato. Due divinità collegate all'oltretomba- Hermes psicopompo e la Terra che ospita i morti hanno così sostituito le figure usuali della defunta e del familiare che da lei si accomiata, assumendone però a loro volta i tratti iconografici generali. La Felder ha notato l'influsso esercitato sulla stele veronese da una delle più note realizzazioni dell'arte ellenistica in Asia Minore, ovvero il fregio pergameno di Telefo, in cui la figura di Auge si può stilisticamente accostare alla Ghe del pezzo in oggetto. Grazie al manoscritto delle "Inscriptiones" di Giovanni Antonio Astori è certo che la stele, tra il 1685 e il 1704, si trovava a Venezia "in horto Nanio" a Cannaregio. Ciò dimostra che il marmo non giunse a Verona tramite l'antiquario J.D. Weber, come indicò nel 1986 I. Favaretto, bensì venne acquistata dal Maffei presumibilmente da Antonio Nani, menzionato nel Museum Veronense come un grande intenditore di antichità.
Descrizione
La stele doveva avere presumibilmente un coronamento a frontone. La base è modanata e la pietra è lievemente rastremata verso l'alto.
Dettagli
Tipologia
Reperto archeologico
Collocazione specifica
Museo Lapidario Maffeiano
Localizzazione geografico-amministrativa attuale
VERONA (VERONA)
Materia tecnica
Marmo grigiastro a grana grossa
Misure
cm 52.5 x 47.7 x 8
Definizione culturale
Ambito culturale greco