figura femminile seduta su un diphros con i piedi appoggiati ad uno sgabello
Notizie storico-critiche
Lo schema del rilievo è assai comune sulle stele sepolcrali cicladiche; l'archetipo della rappresentazione è certamente ellenistico: la posizione della figura e la sua libera disposizione dello spazio appaiono direttamente influenzate dalla Tyche di Antiochia. L'iscrizione, falsificata, possiede un suo interesse per lo sfoggio di rudizioe che essa presuppone. L'ideatore del testo volle fare, invece che un'iscrizione sepolcrale, una dedica con cui l'etera Neaira, protagonista di una nota orazione di Demostene, ringrazia per l'ottenuta libertà la dea Nemesi, venerata nel demo attico di Ramnunte. L'uso dell'aggettivo charitoblepharos dimostra che presumibilmente il falsario, un erudito del XVI o del XVII secolo, conosceva un passo di Ateneo sulle vicende di Neaira nel quale è adottata un'espressione analoga. Anche i caratteri epigrafici dimostrano chiaramente la falsità del testo, peraltro già riconosciuta nel 1682 dal Reinesius, mentre più tardi altri studiosi, fra i quali il Maffei, lo ritennero autentico.
Descrizione
La stele sulla quale è scolpito il rilievo è di forma subrettangolare allungata e all'apice era coronata da un frontone schiacciato.
Dettagli
Tipologia
Reperto archeologico
Collocazione specifica
Museo Lapidario Maffeiano
Localizzazione geografico-amministrativa attuale
VERONA (VERONA)
Materia tecnica
Marmo bianco a grana grossa
Misure
cm 79 x 32.5 x 9.5
Definizione culturale
Ambito culturale greco, cicladico (?)