Il Museo Civico "Luigi Bailo", che ospita la Galleria del Novecento, è stato inaugurato e riaperto al pubblico il 29 ottobre 2015 dopo il restauro completo degli spazi intorno al chiostro meridionale (progetto Studio Mas di Padova con Heinz Tesar), e nel 2020 è stato interessato dal restauro di altri spazi (progetto Studio Mas di Padova).
Il Museo espone oltre 300 opere, con una particolare attenzione agli artisti operanti in Veneto e a Treviso fra Otto e Novecento. L’insieme delle collezioni civiche dei secoli XIX e XX ammonta però a più di 2000 pezzi pervenuti fin dai primi del Novecento all'allora "Museo trevigiano" fodato da Luigi Bailo.
La Galleria dell'Ottocento, che espone opere di Canova, Hayez, Paoletti e Caffi, è stata ampliata nel 2024 con un’altra grande sala che ospita opere di Natale e Felice Schiavoni, Moretti Larese, Grigoletti, Rosa Bortolan oltre a ceramiche, porcellane e terraglia della manifattura Fontebasso, esemplari dell'arte decorativa neoclassica e di primo '800. Inoltre vi sono sculture di Luigi Borro e Antonio Carlini, maestro di Arturo Martini.
La pittura verista e le tendenze post-impressioniste e della pittura en plain air tra Otto e Novecento sono ben rappresentate dall’opera di Luigi Serena (un importante nucleo di pitture del quale è pervenuto dal lascito di Teresita Lorenzon Caetani nel 2002) e Giovanni Apollonio (lascito della sua amica e musa contessa Sofia Felissent e della vedova Angelina Morao), ma anche dai paesaggi e dalle vedute di Gugliemo Ciardi e dei figli Emma e Giuseppe.
Nel 2024 sono state allestite sale dedicate all’opera di Lino Selvatico, celebrato pittore della Belle Époque veneziana.
Il nucleo più significativo delle collezioni di scultura è rappresentato dalla produzione dello scultore Arturo Martini, considerato uno dei più importanti scultori europei del Novecento. Si possono ammirare i piccoli gessi patinati e le terrecotte dei primi anni, le ceramiche invetriate per la Fornace di Gregorio Gregori, il gesso prototipo di Fanciulla piena d’amore (esposto a Ca’ Pesaro nel 1913), le grafiche (cheramografie) degli stessi anni, le grandi sculture del momento "dei grandi idilli" degli anni ’30, fra cui il gruppo in pietra di finale dell’Adamo ed Eva già Ottolenghi (acquistato grazie a una sottoscrizione popolare), il bronzo de la Pisana (fusa appositamente per i Mazzolà e da loro donata al museo) e le drammatiche sperimentazioni della prima metà degli anni ’40. Si tratta della maggior raccolta dedicata all'artista, accresciuta con l’acquisto del prezioso gesso La fata del bosco (2020) e la donazione de La sposa felice, seguita alla memorabile mostra del 2023 Arturo Martini. I Capolavori.
Una sezione di particolare interesse è quella dedicata ai cosiddetti artisti capesarini, ovvero artisti d’avanguardia che all’inizio del ‘900 – in contrapposizione all’ufficialità della Biennale – esposero nella sede della Fondazione Bevilacqua La Masa in Ca’ Pesaro a Venezia. Tra questi spicca Gino Rossi, pittore di origine veneziana e compagno di strada di Arturo Martini.
Vanno inoltre ricordati nelle raccolte Novecentesche gli olii "divisionisti" e "secessionisti" di Aldo Voltolin, i pastelli onirici di Alberto Martini, la piccola plastica in gesso patinato o bronzo dei ritratti, soprattutto infantili; i gruppi di figure dello scultore Carlo Conte e le testimonianze grafiche di Giovanni Barbisan e Arturo Malossi, esponenti della cosiddetta "scuola d’incisione" trevigiana. Inoltre opere di figure cardinali del Ritorno all’ordine italiano, quali Carlo Carrà, Massimo Campigli e Achille Funi. Una collezione in continua espansione anche sul versante contemporaneo, recentemente arricchita dalle donazioni di nuclei consistenti di opere di Carmelo Zotti e Renato de Giorgis.
Bibliografia
- Arturo Martini. I Capolavori, catalogo della mostra. A cura di Fabrizio Malachin, Antiga Edizioni, Cornuda (TV), 2023
- AA.VV., Museo Bailo, (guida), Antiga Edizioni, Cornuda (TV), 2015
Ultimo aggiornamento: 11-12-2024