Bene etnoantropologico immateriale

Descrizione

Una donna rimane vedova e al momento di vestire il marito per la sepoltura dapprima si dispiace di seppellirlo con l’abito nuovo e quindi opta per uno più vecchio, poi ci ripensa di nuovo perché pensa che ne verrebbe uno per lei, perciò alla fine decide di mettergli un paio di pantaloni vecchi e una giacchetta scompagnata. Nei giorni seguenti la comare che l’ha aiutata racconta ripetutamente al marito cosa ha visto! Come ha vestito il defunto! Che vergogna! A forza di sentire questa storia il marito si stanca e decide di metterla alla prova fingendosi morto. Al momento della vestizione la comare chiama l’amica per aiutarla a vestire il marito morto. E anche ella decide di non mettergli il vestito buono, ma quello più andante, poi ci ripensa anche lì perché quel vestito potrebbe tornare buono per il figlio e allora, dal momento che il marito era un bravo pescatore e aveva tante reti, decide di avvolgerlo in una rete, tanto dentro alla cassa chiusa nessuno vede: e pensa addirittura di usare un rete vecchia. Il corteo funebre si avvia, la donna piange il marito: “Marito! Ah marito! Benedetto mio marito! Ma dove vai!” e di colpo si apre la cassa: “Brutta sporca vado a pesce” dice l’uomo indignato, facendo notare alla moglie come fosse ancora peggio della sua amica.

Dettagli

Denominazione archivio

A.E.P.R.O. Associazione Minelliana

Denominazione

racconto

Altra occasione

testimonianza raccolta su richiesta

Verbale

Voce/i femminile/i 1

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