Bene etnoantropologico immateriale
Descrizione
Parlare di chiodi diventa unoccasione per accennare ai cambiamenti che sono intervenuti nella pratica artigianale. La bottega del fabbro chiodaiolo non esiste più, come molti altri laboratori veneziani dedicati al lavoro manuale. Tipo di lavoro apprezzato per la competenza che racchiudeva e per la qualità dei prodotti che garantiva e a cui si pensa ormai solo come a un bella memoria passata. Allora lo strumento ormai in disuso #varigoea# non si butta e si tiene per ricordo. Allo stesso tempo, emerge anche lo scenario vasto con cui R.T. squeraiolo di Venezia è abituato a confrontarsi, avendo sempre come presupposto lunicità della città lagunare.
«[La zincatura è peggiorata] da quando la fanno industrialmente. Una volta il #ciodaroto# faceva tutto a mano, i chiodi li lavava con lacido per togliere la ruggine, poi con una specie di grande forchettone li prendeva, li buttava contro il muro in modo che, già nel percorso dal forchettone verso il muro si raffreddavano un po e battendo contro il muro si staccavano luno dallaltro. Era semplice però di una professionalità bellissima. Non ho fatto a tempo a vedere questo processo, ma ho comperato chiodi da questo qua, che poi ha dovuto chiudere, come tutte le cose che chiudono a Venezia. [Ho comprato] dei chiodi zincati a mano, non fatti a mano. I chiodi fatti a mano per la maggior parte venivano tutti dalla Cecoslovacchia.
A Venezia adoperiamo chiodi con la testa tonda. Mi dicevano che cera Venezia e Genova che adoperavano questi chiodi con la testa #bombè#. Il 95 per cento a Venezia e il 5 per cento a Genova, tutto il resto del mondo adopera la testa piatta. Parlando con altre persone, mi dicevano: Da noi, anche in America, li adoperano tutti con la testa piatta. La testa del martello è sempre tonda, non è dritta: su due tondi che si battono la forza viene distribuita quasi omogeneamente. In più, essendo tonda, #ghe se più carne,se più difisie che se ghe spaca a testa#.
Quelli a mano - ne ho trovati e regalati ad ermanno Ervas - erano di quattro misure: 14 piccolo, 14 grande, canale e canal dolce erano i nomi di questi chiodi. Tre mezzo, 4, 5, 6. Fatti a mano, uno a uno, costerebbero un miliardo adesso!
Mi è arrivata una gondola del 1848 che era tutta fatta con questi chiodi: #ben, deventàr mato per levarli#. Dopo cento e passa anni non li levavi più. I nostri li senza problemi anche dopo un anno. Essendo conico e quadrato va dentro e si #agrappa#, come un cuneo, è impossibile levarli. Poi una volta i buchi venivano fatti #co e varigoe#, i succhielli #picinini#. Adesso #ghe ne go uno che me o tegno# come ricordo. Adesso il trapano è più veloce, però il trapano non riesce a prendere bene. Il buco #dee varigoe# è elicoidale e in più è sporco. È fatto a elica, poi sviti e resta lo sporco. Il chiodo vecchio con i nodi è come una vite: entra dentro, prende, poi il legno gonfia, preme ancora di più e non lo togli più».