Bene etnoantropologico immateriale

Descrizione

Matteo Tamassia racconta del suo percorso di formazione che l’ha portato a diventare maestro d’ascia, specializzato nella costruzione e manutenzione di imbarcazioni tradizionali veneziane, tra le quali la gondola. Fondamentale nella sua esperienza appare la figura del maestro, da cui attingere saperi e la sicurezza nello svolgere il mestiere di artigiano. Nel suo lavoro vede la fusione di una ricerca di funzionalità e di estetica per cui apprezza le barche quali “sculture funzionali” di cui si può godere a Venezia anche il piacere dell’usarle. Vive consapevolmente il senso di una storia sedimentata di cui il suo mestiere è testimone diretto, e si sente investito della responsabilità di conservare e tutelare i traguardi raggiunti dagli artigiani che lo hanno preceduto. Per quanto riguarda la gondola, sente la preoccupazione per il rischio di una perdita progressiva di qualità costruttiva che può essere contrastata solo tramite la passione per il proprio lavoro da parte degli squeraioli come dei gondolieri committenti. «Mastro d’ascia si diventa con anni di apprendistato presso un maestro d’ascia ed è un titolo professionale marittimo che abilita alla costruzione di barche in legno fino alle 165 tonnellate di stazza, volumi interni, non sono il peso. In poche parole una goletta. Io sono diventato maestro d’ascia con il maestro Franco Crea dal quale ho fatto l’apprendista per nove anni. Il titolo professionale si acquisisce oggi dopo tre anni di apprendistato, una volta erano dieci. Io dopo tre anni non mi sentivo pronto. Ho aspettato di essere maturo professionalmente. Quando mi sono sentito sicuro di costruire una barca da solo da Crea, ho concluso il mio apprendistato, ho preso l’attestato professionale marittimo e poi ho preso la mia strada. E ho lavorato altri nove anni circa presso il cantiere dell’Istituto professionale attività marinare del Giorgio Cini, cantiere adesso che è stato dismesso. L’istituto professionale è stato accorpato al Venier [Istituto Cini-Venier]. Un cantiere andato perso, purtroppo, architettura veneziana. Dopo quei nove anni là, sono arrivato qui in squero da Roberto Tramontin dove collaboro con lui. Non tutto l’anno perché poi lavoro anche con la Certosa [Polo nautico dell’isola della Certosa] di Venezia, dove sono docente per i corsi della Confartigianato, l’Avviamento professionale per i maestri d’ascia futuri. Abbiamo un laboratorio didattico con l’Ente di Venezia che ha collaborato a questa iniziativa. Nei “momenti liberi”, in poche parole “la parte invernale”, diciamo, collaboro con Roberto Tramontin alla costruzione della gondola annuale che lui fa. In più anche altre barche storiche tradizionali. Lo squero è particolarmente adatto alla costruzione di barche tipiche veneziane. Quindi la sua conformazione è proprio adatta. Abbiamo gli spazi e le misure giuste. In più i vari, la nascita il parto della barca, qui sono particolarmente ideali. Io sono cresciuto in Maremma. Avevo provato a Firenze, la mia città natale, per la scultura del legno, perché era la scultura del legno quello che mi interessava all’inizio, la mia passione di giovane. Ho provato a Roma in vari laboratori per la scultura del legno, ma non c’erano tante possibilità. Nel senso che oggi i macchinari nella scultura in legno hanno molto sostituito la manodopera. Un intagliatore rifinisce un po’ i pezzi: c’è tanto di pantografo, tanti macchinari. Ci sono anche artigiani, comunque, a Firenze stavo per entrare in una bottega artigiana di scultori in legno poi non è andata, non avevano bisogno. Mio padre mi ha aiutato tanto in questa ricerca. Ho provato a Roma, niente da fare; alla fine mi hanno chiesto se magari potevo entrare in una Accademia di belle arti a fare scultura, però anche lì non è che si fa un gran che. Mi sarebbe piaciuto avere un maestro come si legge nei libri, come nei vecchi tempi. Quello era il mio ideale. Tira barra molla, abbiamo scoperto questo Franco Crea che era maestro d’ascia, che costruiva le barche in legno e in più insieme a lui collaboravano vari intagliatori. Sono arrivato a Venezia per una piccola esperienza di un anno, magari per passare poi all’Accademia di belle arti. Il lavoro mi ha appassionato tantissimo, come apprendista ho trovato un maestro veramente eccezionale. Crea incarnava il modello di vero maestro, io mi sono sentito il suo allievo. Ho imparato con lui a intagliare il legno, a costruire le barche, a vogare alla veneta e quindi ad usare le barche che costruivamo. E quello è stato veramente eccezionale. Il fatto di poterle dopo usare, perché erano sculture che funzionavano in qualche modo. In più ho imparato anche a costruire forcole e remi e quindi è stato un buon apprendistato. Dopo si è aperto un altro mondo che era quello dell’attività con una ditta individuale. Non ho una sede vera e propria, mi appoggio nei vari cantieri. Ma sono contento cosi: costruisco e a volte intaglio anche le gondole. In più mi sono sposato a Venezia, ho trovato la mia famiglia a Venezia, che è diventata la mia città ecco. In 25 anni ormai è diventata la mia città, mi sento in qualche modo parte, abitante di questa città. La forcola è effettivamente una scultura, ma non è lì soltanto per fare bello, è lì per funzionare. La cosa affascinate della cantieristica veneziana e di tutti gli oggetti che girano intorno a questo mondo della barca veneziana è che le barche veneziane si sono evolute nei secoli. Non per niente ogni secolo ha la sua gondola. La gondola è asimmetrica, ma non è asimmetrica dal 1400, dai tempi in cui si parlava di gondola, è asimmetrica dal Novecento, grazie ai Tramontin, sostanzialmente. Quindi è una modernizzazione della gondola l’asimmetria. La forcola un tempo era un pezzo di legno con un incavo per il remo messo lì in modo da rialzare un po’ il punto di voga in modo da vogare in piedi. Poi man mano si è sviluppata e ha trovato una sua forma eccezionale che è quella moderna, oltre la quale non credo possa evolversi. Grazie alla forcola da poppa, che è quella più particolare, si può vogare per spostare la gondola di qua e di la in vari punti di appoggio del remo. Non soltanto in quello di voga avanti. Ha fatto sì che la sua forma sia evoluta. Ha trovato una grazia anche estetica notevole. Perché poi l’estetica è conseguenza della funzionalità. Quindi è una scultura funzionale. Il fatto della scultura funzionale particolarmente mi ha attratto. La barca stessa, essendo tutti pezzi unici io la considero come scultura. La barca è una scultura funzionale. Una scultura, non dove si toglie il legno per trovare la scultura all’interno. Ma dove si aggiungono pezzi di legno curvati al fuoco, piegati, ritagliati, scolpiti e aggiunti creando una scultura funzionale costruita, che non è soltanto bella da vedere, ma funziona. La gondola deve poi stare inclinata in un certo modo...è tutto un mondo particolare quello della barca veneziana. Siccome la città è sempre andata a remi e a vela per tutta la sua storia, le barche nei secoli si sono evolute fino a raggiungere il massimo nel corso del Novecento, credo. Adesso, il rischio ora è di perderle. Ultimamente, addirittura, ci sono stati cantieri fuori Venezia che hanno proposto la costruzione della gondola in vetroresina, questo è rischiosissimo. Bisogna tenere la costruzione [a Venezia], ma non solo, il rischio è di fare delle gondole che non sono più un gran che perché magari i gondolieri moderni richiedono...invece i gondolieri devono chiedere un certo prodotto, una certa linea. Devono essere soddisfatti, devono apprezzare il loro attrezzo da lavoro. In questo modo la gondola mantiene quella che è la sua eleganza e bellezza e armonia di linea nel suo complesso e in più la sua staticità. Se poi, ad un certo punto, i gondolieri si accontentano solo di prendere i soldi, non fanno il lavoro con passione, il rischio è di fare delle gondole non un gran che. E la linea di evoluzione potrebbe tornare giù. Invece nel Novecento, con i Tramontin, si è raggiunto il culmine dell’evoluzione. Non credo che la gondola possa essere più bella di così. Bisogna comunque mantenerla in questo modo qua. Questo è importantissimo. I gondolieri che vengono qua [allo squero Tramontin] trovano la gondola che ha pochi aspetti super moderni. Crea, il mio maestro, ha sempre cercato un pochino di modernità, trovare qualcosa in più; e fa delle gondole bellissime, apprezzatissime attualmente. Ma specialmente i gondolieri che vengono qua [sono attenti]. In squero abbiamo la terra battuta come pavimento. Abbiamo le tavole, il fango fuori, come lo squero di una volta. Quelli che vengono qua sanno di non trovare tantissima modernità, però si nota, lo vedi che hanno passione per la gondola. Sono gondolieri che seguono molto la costruzione della gondola. Perché il gondoliere – anche da Crea mi succedeva tante volte - quando vedi che ha passione viene durante la costruzione, segue la costruzione di passo in passo; è il suo attrezzo di lavoro. Io per esempio sono molto geloso dei miei attrezzi, faccio molta fatica a imprestare il mio pialletto la mia ascia, i mie scalpelli. Così anche il gondoliere. Quando invece si usa la gondola come una macchina che poi si cambia, tanto poi si rompe...».

Dettagli

Denominazione

L’esperienza di un maestro d’ascia

Lavoro

piccola cantieristica

Verbale

Voce/i maschile/i 1 Modalità esecutiva alternanza vocale

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