Bene etnoantropologico immateriale
Descrizione
L.P. racconta del suo naturale e precoce contatto con lacqua della laguna. Già da molto piccolo accompagna il padre in barca che gli insegna a nuotare e a remare alla #vaesana#, particolare modo di remare in piedi tipico di Venezia e della sua Laguna. Nella sua esperienza lacqua non è mai stata vissuta come un pericolo, anzi l'ambiente acquatico degli anni Cinquanta del Novecento è descritto per la sua bellezza e per il piacere che regalavano i fondali e lacqua cristallina. I tuffi nellacqua fresca d'estate erano un passatempo che accomunava tutti gli abitanti della zona, seppure con una prevalenza della parte maschile.
«Non avevamo paura dell'acqua. Mio padre aveva paura delle strade non dell'acqua». A nuotare gli ha insegnato il padre destate in laguna già verso i tre, quattro, cinque anni. «#Andàimo tuti, no che sia un campiòn ma sto a gaea, no me ne nego#». Si abitava in laguna e... «le dirò, la laguna non era come adesso, era un fiore la laguna, lacqua era di cristallo. Adesso il fondo è tutto guasto. Una volta il fondo #jera fondo sabioso, fondo beo, non se se sporcava. E se ndava...jera dei punti de poca aqua e se ndava do che magari jera dei fiumi dentro che jera do metri, do metri e meso de aqua e eà se fea el bagno. E dopo parte per parte de sto canàl ghe jera largine in tera e da sora se se tufava. [...] Tuti in quea sona qua. Anca e done, ma manco. Anca mi ndavo co me papà, dopo magari te pescavi e prima de vegner casa, magari jera estate, jera magari e diese, e undese dea matina: Dài che femo do tufi. Se faseino do tufi, tanto te ghei el picoo costumeto, te jera a peto nudo parché jera caldo. Dopo te ciapei i remi e te vignii casa. Se fasea cussì#».