Bene etnoantropologico immateriale

Descrizione

G.L. nell’intervista descrive il significato che riconosce al suo rapporto con Venezia e l’impegno che suscita in lei il privilegio di vivere e abitare in questa città. Il senso di appartenenza, inoltre, non è percepito come connesso a diritti acquisiti per stratificazioni di generazioni autoctone. Venezia emerge come simbolo di apertura e accoglienza, connessa, però, ad un forte senso civico. «Mi sento orgogliosamente in debito [con la città], perché è uno scambio, io ho l’onore di stare qua. Non esistono veneziani di diritto. Io sono veneziana, veramente veneziana, nella misura in cui mia nonna #’sera slava#. I veneziani veri #vien de qua e de ’à de l’aqua#. Cittadini del mondo. Non c’è nessuno a cui bisogna misurare il sangue. Bisogna misurare il cervello, quello sì, il sangue no. [Si è veneziani] se si ama questo posto, se riesci a capire dove sei: tu hai diritto a chiamarti veneziano se capisci dove sei. La mamma di mio papà è dell’isola di Lissa. Mio nonno era del Cavallino e siccome era un commerciante di ortaggi, andando in giro in cerca di cipolle ha trovato mia nonna. Ha fatto sei figli. Mio nonno gli ha detto: “#Vien co mi, che tute ’e me soree porta el capein#”. E giustamente, perché erano contadine al Cavallino, era per ripararsi dal sole!». Mantenere un’attività a Venezia comporta alti costi di esercizio commerciale e in un settore di nicchia, come quello dei cappelli, impone una ricerca continua per offrire nuove proposte alla clientela. Il bisogno stimola la fantasia e la creatività. «Io, per esempio, parto tutti gli anni anni, vado in Ecuador a prendermi i panama. Ho la più bella collezione di panama di tutta Europa. Poi quando voglio che le sinapsi prendano aria, #parché so stufa de star dentro un metro de strada# vado a Parigi. Leggo, mi informo. Poi Facebook, la rete. Il mio terrore è l'alzheimer! Per cui sono sempre con la sinapsi in funzione. Io posso essere io perché sono a Venezia. Per questo ho un debito con questa città. Io sono io perché sono a Venezia. In nessuna altra parte del mondo avrei potuto essere io. Venezia è il mondo. Venezia è il crocevia del mondo. Privilegi per chi ci abita e privilegi per chi ci lavora. È indubbio che poi si fa fatica a stare a Venezia, eh? Sia fatica vera, che da un punto di vista economico, perché nemmeno a Parigi ci sono i prezzi che ci sono a Venezia. Però Venezia ti riempie di bello, ti riempie di storia. È tutto un altro vivere, è tutto un altro rapportarsi con il mondo».

Dettagli

Denominazione

il legame di riconoscenza suscitato da Venezia ad una artigiana modista

Verbale

Voce/i femminile/i 1 Modalità esecutiva alternanza vocale

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