Bene etnoantropologico immateriale

Descrizione

L’attività di pesca tra i barcari non era molto diffusa, anche perché il pesce costava pochissimo. Si compravano le sarde a Chioggia, si friggevano e si mangiavano con la polenta o su cucinavano in #saór#. A Chioggia si acquistava anche il pesce che non era commerciabile e da cui veniva fuori una zuppa da leccarsi i baffi; si trattava di piccoli pesci che “venivano messi in pentola, fatti bollire finché se distrugeva, dopo col passino mandavi giù le ultime polpette e ci restava la spina sopra, ma veniva fora una zuppa”. L’alimentazione era costituita da altri alimentI: #noialtri se magnava# il baccalà, #fasói#, luganega, pancetta” , la carne, invece, si mangiava raramente anche perché c’erano difficoltà nella sua conservazione. In genere, “secondo la zona, il punto dove ti trovavi dovevi fare gli acquisti”. #In canpagna compraimo patate, i fasói, ’e suche#, con queste ultime si preparava un ottimo risotto la cui procedura era simile a quella seguita per cucinare pasta e fagioli #un fia’ de pesto de lardo, un fia’ de segoea e dopo i tochi de suca fin che i se distruseva e dopo vegneva condensato, jera come ‘na crema e te butavi dentro el riso#. Formaggi non se ne consumavano, l’unica cosa che si poteva conservare era il burro: “si prendeva un pacchetto de burro e si metteva nell’acqua, su una ciotola d’acqua e cambiavi l’acqua tre, quattro volte al giorno” . L’informatore ricorda in proposito che “quando eravamo #putei# mia mamma faceva il caffè, che era caffè d’orzo e citrato Leone, acqua nera, allora mia mamma, perché noialtri bambini #magnassimo un fia’ de grasso e ghe# metteva un cucchiaino di burro in ogni scodella”. Qualche volta si mangiava anche la verdura “mio papà una sera vedo che va lungo l’argine camminando e poi viene in barca con un mazzo de verdura, era rucola selvatica” che si consumava in insalata. In barca si portava anche la #fiasca# di vino e, tra i barcari, c’erano dei gran bevitori. Il pane si conservava perfettamente anche sei mesi dentro un grande bidone da 50 chili con il coperchio a vite, che era quello nel quale vendevano il carburo. Un tipo di pane fatto ad anello, #bussolai#, veniva conservato invece sottocoperta, infilato in due grandi anelli di corda. Le scorte alimentari venivano tenute in barca all’interno di un cassone lungo circa tre metri e alto circa 90 centimetri e diviso in tre scomparti: uno per la pasta, uno per altri alimenti e l’ultimo, il più piccolo, “dove il marinaio metteva la sua biancheria pulita”. Frutta se ne mangiava pochissima e i dolci “non sapevamo neanche cosa fossero”. Qualcuno faceva a bordo “la #fugàssa#: pane con un po’ di zucchero, un po’ di uvetta”. La nostra, conclude, era una bella cucina “ se faceva il risotto con le seppie, il pesce in tante maniere, se faceva tutto”

Dettagli

Denominazione

Alimentazione di bordo

Altra occasione

testimonianza raccolta su richiesta

Verbale

Voce/i maschile/i 1

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