Bene etnoantropologico immateriale

Descrizione

Il padrone della barca, o il capobarca, poteva portare a bordo, durante le vacanze estive, la famiglia; l’informatore ricorda che era un’esperienza bellissima ma che bisognava anche stare attenti, perché poteva essere pericoloso. Durante questo periodo era la mamma ad occuparsi della pulizia e della preparazione del cibo. Per rifornirsi di latte il padre ci si recava nelle fattorie che si incontravano lungo il corso dei fiumi, dietro gli argini, e ci si faceva riempire il fiasco, si trovavano anche le patate, i #fasói#, le zucche. A bordo era possibile cucinare, c’erano infatti due cucine, quella estiva era a mezza barca dove c’era la #fogàra# e quella invernale che si trovava a prua. Sempre a prua, dietro delle tavole e delle tende, c’erano i letti dei marinai, mentre a poppa c’era la stanza del capobarca con un letto abbastanza grande per ospitare la moglie durante l’estate. I bambini più piccoli dormivano dentro una sorta di “scaffali” ricavati lungo i fianchi dell’imbarcazione, mentre quelli più grandi dormivano sul pavimento, a #pajólo#, dopo aver messo a terra, e ripiegato più volte le tele, che normalmente venivano utilizzate per proteggere d’estate la barca ed evitare lo scioglimento della pece; bastava porvi al di sopra un piccolo lenzuolo e il letto era fatto.

Dettagli

Denominazione

Ricordi di vita di bordo

Altra occasione

testimonianza raccolta su richiesta

Verbale

Voce/i maschile/i 1

Link scheda estesa

Scopri di più