Bene etnoantropologico immateriale

Descrizione

L’informatore ricorda l’esatto momento in cui decide che era necessario passare dalla propulsione tradizionale a quella a motore. Nel 1953, mentre tirava a spalle la barca vuota controcorrente che pesava 800 quintali, “mi sono levato la cintura dalle spalle e ho detto basta, io non tiro più”. E’ così che fu il primo, nel 1953, a mettere il motore in barca a Battaglia facendo un prestito: ” ho lavorato sette anni navigando senza comperarmi un paio di pantaloni”. Aveva fatto infatti tante cambiali “ si mangiava polenta e pancetta, polenta e luganega, un piatto di pastasciutta con cipolla e lardo e un po’ di conserva”. Si lavorava dalla tre e mezza del mattino fino alle 10 di sera, si arrivava a lavorare anche 48 ore di seguito senza mai fermarsi. Il motore era un vecchio motore di una corriera dell’Alfa Romeo, adattato e registrato con il quale ha navigato per nove anni, fino a che “ci hanno fatto morire”. Nel 1962, “mi sono sbarcato da capitano della mia nave, perché io sono l’ultimo dei barcari”. Poiché non aveva la patente da capitano, infatti, ma solo l’abilitazione, non poteva più continuare ad esercitare il mestiere di barcaiolo nonostante fosse “figlio dell’arte”.

Dettagli

Denominazione

Storia dell'introduzione del motore per la propulsione del burcio

Altra occasione

testimonianza raccolta su richiesta

Verbale

Voce/i maschile/i 1

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