Bene etnoantropologico immateriale

Descrizione

Il padre dell’informatore, che lui stesso definisce un Napoleone della navigazione per l'indiscussa abilità, ha iniziato a navigare a 9 anni per aiutare il padre che aveva una famiglia numerosa. Non aveva ancora terminato la terza elementare e aveva imparato a bordo a far di conto e a scrivere, grazie all'aiuto del padre. Aveva una grande passione per la navigazione ed era espertissimo. Racconta di come era in grado di effettuare manovre ritenute impossibili, come superare una secca con soli 5 centimetri d’acqua: “si prendevano 2-300 metri di fune, si caricava la fune dentro la scialuppa, si andava a riva sul Po, e si saliva sull’argine, si andava a 2-300 metri e si legava la fune a 3-4 pioppi, poi con la scialuppa si scendeva, remando, alla barca”. Il peso della fune, tuttavia, lo tirava indietro e, visto che non riusciva a raggiungere la barca, il padre gli lancia una fune leggera e riesce a tirarlo a bordo. Una volta a bordo “abbiamo tirato la cima e messa sull’argano, che è quello che salpa l’ancora e le manovre per disincagliare la barca, abbiamo fatto una specie di arco con la fune ancorata a terra e la barca imbrigliata e, con una manovra a tutta forza, siamo saliti sulla secca con la barca”. A questo punto padre e figlio si mettono al timone e dando delle “stimonate”, cioè “una spinta in fuori “ grazie al timone, che era enorme e consentiva di ottenere una grande potenza d’acqua, riescono a far muovere la barca il cui fondo strusciava sulla sabbia; ” con tre riprese di queste manovre siamo passati e il mio papà mi ha detto: hai visto picolo che semo passati? e diceva nel nostro mestiere non sé mai imparato abbastanza”.

Dettagli

Denominazione

Ricordi del padre barcaro

Altra occasione

testimonianza raccolta su richiesta

Verbale

Voce/i maschile/i 1

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