Bene etnoantropologico immateriale
Descrizione
Dopo la "sbozzatura" a macchina si continua il lavoro con l'ascia, che viene impugnata con una mano mentre un'altra persona tiene fermo il pezzo. Questo strumento, dal peso di circa 2 kg, non viene più utilizzato dagli altri #remèri# attivi a Venezia, mentre l'informatore continua ad utilizzarla "perché mi piace ancora usare questo strumento". La lavorazione prosegue sbozzando ulteriormente il pezzo e praticando altri tagli con la sega a telaio così da avvicinarsi al momento di applicare il ferro a due manici, un ferro arcaico che veniva usato in molti mestieri. Carli, il suo maestro, sosteneva che si trattasse di "feri da caradòr". Il "remèr" ne possiede numerosi con lame di diverse larghezze a seconda del tipo di curva da eseguire. L'acquisizione della tecnica necessaria ad utilizzare questo attrezzo richiede molto tempo: all'inizio si presenta come una salita ripida perché non si sa bene come regolare la forza. Per svolgere al meglio la sua funzione, la lama, di acciaio forgiato a mano dal fabbro, deve essere molto affilata. Con questo strumento, chiamato "raspa", anche se in realtà è uno strumento da taglio, si effettua la fase di lavorazione detta #sgrosso# che, via via, diventa sempre più raffinato.
La fase finale, detta "pulitura", viene eseguita personalmente dal "remèr", mentre la fase iniziale della sgrosso viene affidata all'apprendista. Durante questa fase la forcola, fissata alla morsa, viene appoggiata ad un puntello di legno, la cui sommità è rivestita in cuoio, così da rendere più stabile il pezzo da lavorare; l'artigiano ricorda in proposito che il maestro Carli non utilizzava questo puntello, mentre usava già la "pendola", un cuneo in legno che viene posto tra la forcola e la morsa per bloccarla. Di recente, un apprendista della bottega, ha introdotto una novità fissando la "pendola" alla morsa mediante uno spago passante entro un foro per evitare di doversi chinare a terra per raccoglierla. L'artigiano sottolinea che, mentre si lavora su un lato della forcola, è necessario avere ben presente la forcola nel suo insieme così da ottenere la forma definitiva per approssimazioni successive. I tempi di esecuzione delle diverse fasi sono i seguenti: il lavoro di sega a mano e sbozzatura richiede un'ora di lavoro in due persone; la fase di rifinitura, circa otto ore più un'altra ora per la carteggiatura.
Per arrivare alla forma definitiva l'artigiano sottolinea "mi metto un limite" che è quello di passare tutti i lati della forcola non più di quattro volte: "la prima togli il materiale, la seconda precisi e perfezioni le linee, la terza pulisci, la quarta dai un'altra passatina e poi passi col raschietto". In totale occorrono "una ventina di ore con trenta anni di esperienza".
Dopo la raschiatura viene effettuata la carteggiatura con carta da vetro e poi l'oliatura, ossia un'impregnazione del legno con diverse mani di olio paglierino e diluente, che ha lo scopo di proteggere il legno. Periodicamente la forcola ha bisogno di questo tipo di manutenzione; la sua durata è molto lunga se consideriamo che un gondoliere che la utilizza tutti i giorni può cambiarne due in tutta la vita.
La lavorazione delle altre forcole segue all'incirca le stesse fasi di quella da gondola che, tuttavia, non può essere utilizzata su altre imbarcazioni. Esiste infatti per ogni posto di voga, in ogni tipo di barca, per un certo uso, una forcola particolare. Sulla gondola, ad esempio, ci sono, oltre alla fòrcola da poppa da lavoro, quelle da cerimonia, che sono quattro, e poi ci sono quelle da regata. Nella gondola da regata troviamo le forcole più complesse anche considerando che si può vogare da uno a quattro remi e che ogni tipo ha una forma specifica. Vi sono, da ultimo, le varianti formali dovute alle decorazioni che vengono eseguite dall'intagliatore, "perché nella tradizione veneziana la specializzazione è estrema".