Bene etnoantropologico immateriale
Descrizione
Alla base della costruzione dei remi era,
allorigine, una lavorazione che trasformava in quarti i tronchi di faggio, provenienti prima dalla zona del Cansiglio e poi dalla Dalmazia, per realizzare i remi più grandi, come quelli delle galee, che erano lunghi 15 metri, mentre i remi più piccoli erano tagliati a spacco in sedicesimi fino ad avvicinarsi alle misure finali di un remo. Il taglio a spacco, e non mediante luso di una sega, consentiva di seguire la tessitura del legno che restava integra perché lo spacco la seguiva. Poteva accadere che lo spacco partiva da un punto e distruggeva il tronco, però questo permetteva di individuare dei pezzi perfetti a altri che, giocoforza, sarebbero stati storti per sempre.
La lavorazione a spacco non veniva più eseguita quando, nel 1975, linformatore ha iniziato la sua attività di #remèr#, ma era ancora in uso quando era attivo il suo maestro Giuseppe Carli.
A Venezia, la famiglia dei Fossetta fu tra quelle che, nel XIX secolo, quando non era più attiva la corporazione dei reméri, imponendosi su altre, aveva avuto lintuizione di commerciare in stelle, cioè in spacchi di faggio provenienti dalla Dalmazia, divenendo ricchissima al punto da possedere, oltre al laboratorio nei pressi dellArsenale, molti altri immobili nei dintorni e persino la Villa dei leoni a Mira. Uno degli ultimi maestri, da cui linformatore ha appreso il mestiere, erede di una lunga stirpe, era Gino Fossetta che ha lavorato per alcuni periodi anche nella bottega di Carli quando, a causa della cattiva gestione del padre e dello zio, la famiglia si era impoverita perdendo tutte le proprietà.
Le tipologie di remi che venivano prodotti erano numerose: ve ne erano di lunghissimi, come quelli in uso sulle peate, che misuravano sette metri, e che avevano reso necessario eliminare il solaio in una stanza del laboratorio per poterli mettere in piedi.
Uno degli strumenti principali di lavoro era la #dolaóra# con la quale si sbozzavano le stelle di faggio; per le fasi successive al primo taglio, si utilizzava il ferro a due manici e poi si rettificava la superficie con un piallone e con altre pialle. La prova darte di un #remér# consisteva nel costruire da una #stèa#, un remo di gondola da prua in otto ore senza macchine e solo con questi ferri.