Bene etnoantropologico immateriale
Descrizione
La storia narra di un giovane, Marco Feraro, che per sfuggire alla miseria della famiglia lascia la propria casa andando in cerca di lavoro. Trova finalmente una coppia di anziani con i quali stabilisce un patto per cui avrebbe fatto loro da servitore accontentandosi solo del vitto e dell'alloggio. Quando i vecchi non avrebbero più avuto del lavoro da fargli fare Marco Feraro se ne sarebbe andato dandogli un calcio a testa #peadina tel cul, a uno e anca l'altro#. Il giovane si rivela subito un portento e svolge tutte le incombenze con una velocità fuori dal normale. Per scavare un canale di scolo si fa realizzare dal fabbro una apposita pala e piccone giganteschi con cui esegue il lavoro in un battibaleno. Allo stesso modo per trasportare l'acqua non utilizza i normali secchi bensì delle botti con capacità di ettolitri. Arriva addirittura a trasportare in casa dei due anziani l'intera fontana. La coppia è spaventata dalla forza eccezionale del ragazzo. Temono il momento in cui non avendo più incombenze da fargli svolgere dovranno ricevere la pedata portentosa. Allora lo mandano a recuperare il tesoro dei briganti e Marco Feraro riesce nell'impresa. Riesce addirittura a trascinare nell'abitazione dei suoi padroni il diavolo, afferrandolo per il naso con una apposita tenaglia gigantesca realizzata, ancora una volta, dal fabbro. Alla fine i due anziani dovranno ricevere la pedata pattuita inizialmente. A nulla serviranno i tentativi di proteggersi con trapunte e materassi. Saranno spediti direttamente in cielo, probabilmente in paradiso. Rimasto padrone dunque della casa e della terra, Marco Feraro manda a chiamare la sua famiglia con cui vivrà felicemente lavorando la campagna già di proprietà della coppia di anziani. Da notare il ruolo fondamentale svolto dal fabbro che fornisce a Marco Feraro (letteralmente Marco il Fabbro) gli strumenti per la realizzazione di azioni fenomenali.
AT (Aarne Thompson) 650A, fiaba normale.