Bene etnoantropologico immateriale

Descrizione

Video con intervista ad Antonio Pauletto che ha iniziato a 15 anni a lavorare, come garzone, in una officina a Lamon, dove produceva soprattutto attrezzi agricoli. A 18 anni si è trasferito in Svizzera, a Zurigo, raggiungendo la sorella e il cognato. In Svizzera ha lavorato il ferro realizzando oggettistica, pezzi di arredamento. Era un tipo di produzione che lo gratificava maggiormente rispetto al lavoro di fabbro sperimentato a Lamon. Nella prima officina a Zurigo erano circa 10 operai. Il titolare gli consegnava il disegno e le misure e lui realizzava il pezzo. In alcuni casi anche 10/20 pezzi in serie. Le sue capacità e il suo impegno sono sempre stati riconosciuti nelle diverse officine in cui ha lavorato. Gli hanno anche offerto di rilevare una attività di fabbro-maniscalco nella periferia di Zurigo, ma non voleva far iniziare la scuola ai figli in Svizzera. Nel 1980 è tornato in Italia e ha aperto l'officina in cui lavora ancora adesso. Gli inizi sono stati difficili perchè ha dovuto imparare a districarsi nelle questioni burocratiche e c'era poco lavoro. Non esistevano quasi più fabbri nel Feltrino, quindi il lavoro del fabbro era poco conosciuto. Poi col tempo hanno cominciato a conoscerlo. Ora i clienti arrivano anche da molto lontano. Gli emigrati, che vivono in altre regioni, tornano a Lamon per farsi fare dei lavori da lui. La sua produzione comprende: cancellate, ringhiere, lampadari, restauri di ferri vecchi. Oggi la gente chiede cose diverse rispetto a 20 anni fa. Una volta la ringhiera serviva solo per chiudere la casa, per la sicurezza, ora invece si vuole anche abbellirla, decorarla. Quando viene il cliente come prima cosa ascolta le sue preferenze, poi fanno un disegno assieme, o gli mostra degli esempi conservati in officina, oppure lo manda a vedere dei lavori già realizzati. L'architetto invece arriva già con il progetto. Ora non conviene più fare attrezzi agricoli, ci vuole troppo tempo e costerebbero troppo. Le ultime forbici da tosatura a Lamon le hanno fatte agli inizi degli anni '60. Il lavoro del fabbro non è cambiato, si basa ancora sulla forgia, sul maglio, sullo scaldare e battere il ferro. Per il ferro battuto non servono attrezzature moderne. L'industria è quella che ha rovinato il lavoro, ora si guarda alla quantità e non alla qualità. A lui la produzione in serie non interessa. Gli piace fare l'artigiano perchè si è liberi negli orari e nella scelta dei lavori che sono sempre vari. La questione della saldatura è complessa e c'è molta ignoranza al riguardo. Una volta si saldava a fuoco perchè non c'era alternativa. Ora un lavoro ben fatto prevede anche la saldatura elettrica, ma che deve essere rifinita e non si deve notare. Mostra un pezzo di inferriata in lavorazione, con dettagli realizzati con #metodo antico# per evitare la saldatura: foro con passante, ferro incrociato con ribattino. Lui ora è in pensione, prende solo i lavori che gli interessano. L'officina la portano avanti i due figli di 28 e 31 anni. Hanno studiato diplomandosi uno all'ITIS e l'altro alla Scuola professionale "Rizzarda" di Feltre. È molto soddisfatto del fatto che i figli continuino il suo lavoro.

Dettagli

Denominazione

storia di lavoro / attività fabbrile di Antonio Pauletto e figli

Altra occasione

testimonianza raccolta su richiesta

Verbale

Voce/i femminile/i 1 Voce/i maschile/i 1 Modalità esecutiva alternanza vocale

Link scheda estesa

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