Bene etnoantropologico immateriale

Descrizione

Un aiutante recupera il massello incandescente dalla forgia con un ferro lungo sostenuto con entrambe le mani e lo trasporta al piano di battuta del maglio di fronte al quale è seduto Plinio della Marta. Questo con entrambe le mani impugna una tenaglia (dalle ganasce allungate) con la quale afferra il massello (che presenta già il foro dell'occhio dell'ascia) e lo sottopone ai colpi del maglio su tutti i lati, girandolo ritmicamente per ridurne lo spessore e allungarlo. Una estremità viene progressivamente assottigliata fino ad ottenere il tagliente della lama. Questa operazione è svolta facendo arretrare il ferro tirato progressivamente verso il fabbro e colpendo col maglio, prima la parte più grossa, e quindi man mano quella più sottile in modo da appiattire completamente una estremità. Sul piano di battuta viene quindi posizionata una lastra metallica di protezione, sopra è sistemato nuovamente il massello ed è poggiato su questo, perpendicolarmente rispetto la punta, un profilo a sezione triangolare sorretto con la mano destra. Il maglio battendo sul profilo taglia il ferro eliminando l'estremità irregolare della parte affilata. Questa estremità viene ulteriormente battuta con il maglio per regolarizzarla. Tenendo la tenaglia con il ferro caldo con la mano destra, il fabbro inserisce nel foro dell'occhio una spina e colloca sotto l'ascia una base forata che consente alla spina, spinta dal maglio, di penetrare completamente. L'ascia viene quindi posta sotto la testa del maglio posizionata in orizzontale in modo da regolare il foro anche dall'esterno. La spina che è fuoriuscita viene reinserita e l'operazione è ripetuta prima con la battitura e inserimento totale della spina e quindi la battitura dell'esterno del foro con l'ascia collocata sullato piatto. Su uno dei lati piani viene quindi sovrapposto uno stampo che sotto i colpi del maglio imprime il marchio della bottega storica dei Della Marta. L'ascia è sottoposta a ulteriori colpi di maglio per regolare il taglio della lama e quindi è gettata per terra. L'ascia fatta arroventare di nuovo è afferrata con una tenaglia da Giovanni Della Marta. Il fabbro infila una spina bagnata dentro al foro dell'occhio e tramite i colpi del maglio (diverso da quello usato dal fabbro precedente) la fa penetrare completamente. Come nelle fasi viste precedentemente, l'ascia è girata in posizione orizzontale e sottoposta a ulteriori colpi di maglio per regolare il foro anche dall'esterno. Per questa operazione viene usata una parte diversa, più arretrata, della testa del maglio. Con la mano sinistra con cui impugna la tenaglia, il fabbro trasporta l'ascia, ancora arroventata, sul piano dell'incudine e con dei colpi di martello regola le parti sporgenti rispetto alla linea dritta del corpo dell'ascia. Questa viene quindi immersa parzialmente in acqua e riportata al maglio per ripetere l'operazione precedente di inserimento della spina da entrambi i lati del foro e battitura con il maglio in verticale per far penetrare la spina e successiva battitura in orizzontale per regolare l'esterno del foro. La spina è afferrata con una tenaglia dalle impugnature più lunghe e gettata in un secchio colmo d'acqua. L'ascia è trasportata, con la mano sinistra e con l'ausilio sempre di una tenaglia, alla forgia da cui il fabbro estrae un'altra ascia da sottoporre alla stessa lavorazione. Quando l'ascia è arroventata nuovamente viene trasportata all'incudine tramite una tenaglia sorretta con la mano sinistra, e battuta con il martello per regolare eventuali parti non in linea rispetto all'asse del corpo. L'ascia è successivamente portata al maglio dove è sottoposta al trattamento già ripetuto precedentemente: inserimento della spina da entrambi i lati del foro e battitura con il maglio, in verticale per far penetrare la spina, e in orizzontale per regolare l'esterno del foro. La spina, al termine dell'operazione, è sempre raccolta con una tenaglia particolare e gettata nell'acqua. Con la tenaglia sorretta dalla mano sinistra, l'ascia è riportata sul piano di battuta dell'incudine per essere nuovamente rifinita, nelle sporgenze, con dei colpi di martello. Infine è gettata in una carriola che contiene altre asce nella stessa fase di lavorazione. Quindi Plinio Dalla Marta riprende l'ascia per l'ultima rifinitura. La bagna e la sottopone all'azione di levigatura e affilatura di una mola elettrica. Il taglio della lama è fatto scorrere da destra a sinistra sulla mola. Ad un certo punto il fabbro, disturbato dalle scintille, si protegge gli occhi con degli occhiali da lavoro. Sulla ruota in movimento vengono fatti aderire tutti i lati e bordi dell'ascia, insistendo in particolare sulla lama. Il fabbro sembra far forza con l'intero corpo nello spingere il ferro contro la ruota di pietra in movimento. Finita l'operazione, il sig. Dalla Marta spegne la macchina ed esce dalla stanza con l'ascia in mano

Dettagli

Denominazione

realizzazione di un'ascia in ferro

Lavoro

metallurgia

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