Bene etnoantropologico immateriale

Descrizione

Il paese di Cibiana ha una lunga tradizione legata alla produzione di chiavi. Forse questa particolare specializzazione è iniziata per la presenza in loco di ferro. Nei dintorni erano attive infatti delle miniere. Negli anni '40 c'è stato anche un tentativo di riaprirle, ma non rendevano a sufficienza. Nel 1949 due famiglie (tra cui quella di suo padre) si sono accordate per dare vita a una officina di tipo industriale. Nasce così la "RB Stampatrice" ancora esistente e attualmente attiva con 40 operai. Già il nonno produceva chiavi, la tradizione lavorativa della famiglia Bianchi risale addirittura al XVIII secolo. Con la nascita della nuova società vengono acquistate delle macchine per meccanizzare il lavoro. Questo ha significato velocizzare l'attività e migliorare la qualità dei prodotti che essendo stampati risultano sempre perfetti. Il padre, con una lavorazione tutta manuale riusciva a produrre 150 chiavi al giorno. Ora con 40 operai se ne producono 150.000. Realizzare chiavi all'inizio del secolo era un lavoro redditizio. Gli altri abitanti di Cibiana dovevano emigrare per sopravvivere. La sua famiglia integrava il reddito con una mucca e un po' di terra in affitto. A 8-10 anni, quando ancora non c'era l'elettricità, andava ad aiutare il padre ad attivare la #fola# il mantice. A 14 anni ha iniziato a lavorare nella società del padre occupandosi dell'aspetto amministrativo. Erano 8 soci e quindi c'erano problemi per divergenze di opinioni. La società ha sempre prodotto chiavi e macchine per duplicare le chiavi. Il lavoro rispetto all'attività iniziale del padre è molto cambiato. Ora gli operai non sono più dei fabbri, non sanno lavorare il ferro, sono solo in grado di manovrare delle macchine. Nel 1950 c'è stato l'avvento delle chiavi piatte di origine americana che ha rivoluzionato il settore. Questo ha significato trasformare completamente il tipo di produzione. A Cibiana ci sono ancora alcuni laboratori che producono chiavi secondo il modello tradizionale, ma hanno poco mercato. La chiave piatta ha quasi completamente soppiantato gli altri tipi perchè è più leggera, più sottile e il #segreto# più sicuro. Fino agli anni '50 la vendita delle chiavi raggiungeva tutto il Nord Italia e le Regioni centrali fino a Roma. Successivamente il mercato si è esteso. C'erano i #viaggiatori# che con il campionario in valigia giravano in treno per le ferramenta e i fabbri a raccogliere gli ordini. Le spedizioni avvenivano via posta fino a 20 kg e per pesi maggiori tramite la ferrovia. La stazione era a solo a Calalzo, quindi affittavano un autocarro per portare il carico a Venas dove c'era un treno a scartamento ridotto che arrivava fino a Calalzo. A Cibiana i corsi d'acqua non erano sfruttati per i magli, servivano invece per le segherie e i mulini. Per fare le chiavi usavano il così detto #ferro di Svezia# che era tenero e quindi più malleabile ed anche più costoso. Era acquistato in fasci di verghe larghe 15x5 e lunghe 3\4 metri trasportate con il treno a Calalzo e poi in inverno con la slitta fino a Cibiana. Negli anni '50 la giornata di lavoro iniziava alle 7-7,30, alle 9 la madre portava il caffelatte e pane. Per la pausa pranzo tornavano a casa e poi si riprendeva fino alle 17,30-18. Alle 16 però c'era ancora una merenda con caffè d'orzo e pane. Il lavoro completamente manuale del padre è descritto come molto più faticoso rispetto a quello successivo alla svolta industriale. Per fare le chiavi piatte si usava del laminato di 2\3 mm di spessore, che arrivava a rotoli. Sopra venivano stesi gli stampi. Successivamente le chiavi erano fresate e scanalate. Negli anni '50 si facevano 15\20 tipi di chiave, ora se ne fanno 10.000 tutti diversi per profili, altezza, colore, etc etc. In una prima fase la "RB Stamperia" si è limitata a commercializzare le chiavi piatte che acquistava a Milano, poi ha iniziato a produrle direttamente.

Dettagli

Denominazione

storia di lavoro / attività fabbrile di Enzo Bianchi

Altra occasione

intervista

Verbale

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