Bene etnoantropologico immateriale
Descrizione
A 16 anni Ermanno De Biasio diventa apprendista nella officina del padre, ma già molto prima aveva iniziato a lavorare il ferro durante le vacanze estive e nei doposcuola. Il padre aveva aperto l'officina con due fratelli nel '33. L'officina è la stessa in cui lui lavora ancora oggi assieme ai figli. Il padre Carlo aveva imparato la professione del fabbro a Ortisei presso l'officina di Ermanno Varazza di cui ha sempre mantenuto un ottimo ricordo. A Ortisei il padre aveva frequentato anche la scuola d'arte per tre anni dove gli avevano insegnato a disegnare. Il padre da apprendista non percepiva paga, aveva diritto solo a vitto e alloggio. In precedenza aveva anche fatto il pastore di anatre in Val di Fassa. Negli anni '29/'30 si trasferisce a Rocca Pietore. Gli anni della seconda guerra mondiale sonodifficili per il settore del ferro. I fratelli per un periodo si dedicano alla produzione di cucine economiche, ma anche quel settore non rendeva. Racconta di una commessa per il Ministero della difesa che prevedeva la produzione di un grosso quantitativo di chiodi da scarponi per alpini che però rimane invenduta. Successivamente i fratelli si sono divisi e il padre è rimasto da solo nell'officina. Gli altri fratelli si sono dedicati ad attività diverse, tra cui il commercio di legname. Il padre Carlo è descritto come un genio eclettico e autodidatta: poeta, scrittore, liutaio oltre che fabbro. Negli anni in cui lavorava con il padre, l'esposizione consisteva in un piccolo mobile contenente pochi oggetti, per lo piò soprammobili. Il padre produceva solo oggettistica così come aveva imparato presso l'officina di Ortisei. I clienti sceglievano l'oggetto e loro lo riproducevano. C'era anche una piccola produzione su ordinazione in base a disegni dei committenti. Il turismo è iniziato dopo la guerra negli anni '46/'47, ma era ridottissimo. I clienti erano pochi, ma sufficienti per mantenere una famiglia. I clienti (tutti facoltosi) erano i turisti di passaggio che si recavano in Marmolada. Ha notato una riduzione delle vendite a partire dall'introduzione dell'Euro perchè la vita è più costosa e la gente spende meno. Lui ha imparato ha lavorare il ferro dal padre, ma ha modificato lo stile. Il padre, assieme ai fratelli, realizzava oggetti "più freddi". Lui ha "dato vita al ferro" preferendo soluzioni figurative, in particolare animali. Attualmente la percentuale di materiale acquistato è superiore a quella prodotta direttamente dalla loro officina. La clientela vuole un continuo ricambio dei modelli. Loro non potrebbero soddisfare le richieste sia per quantità che per varietà. Acquistano soprattutto lampadari, piantane. Da circa 15 anni si è imposto il ferro dipinto. Lui l'ha acquistato per la prima volta a Piacenza non credendo molto a quella novità, gli suonava stonato il ferro battuto dipinto. Invece a dovuto ricredersi perchè incontra il gusto del pubblico. Per rinnovare continuamente l'esposizione dei prodotti i due figli, Carlo e Davide, vanno alle fiere del settore che si tengono a Milano e Firenze. Racconta del padre che raccoglieva la resina prodotta da dei fiori bianchi che crescevano in alta montagna e poi andava a venderla a Padova a piedi. L'officina in passato era divisa da un tramezzo. Da una parte lavorava lui e il padre, dall'altra i due zii. Ogni lato era riscaldato da una stufa di ferro alimentata con segatura. Lui arrivava in officina alle 6,30 del mattino per accendere la stufa e iniziava a lavorare alle 7. La giornata lavorativa prevedeva 10 minuti di pausa per un panino alle 9, poi la pausa pranzo dalle 12 alle 13 e la chiusura dell'officina alle 18. Il sabato era giorno lavorativo. Il vero afflusso di turismo e quindi di acquirenti è iniziato negli anni '60. Si sono sviluppate le località turistiche come Cortina e Auronzo. Negli anni '70 hanno avuto anche degli apprendisti, ma nessuno ha continuato la professione di fabbro. Accanto alla sua bottega i parenti avevano aperto una officina e un negozio, ma hanno dovuto vendere l'intera attività e ora c'è solo il negozio di oggettistica in ferro. È soddisfatto del fatto che i figli continuino la tradizione familiare della lavorazione del ferro. Per lui sono tre gli elementi locali di valore: la Marmolada, i Serrai di Sotto Guda e il ferro battuto.