Bene etnoantropologico immateriale
Descrizione
Fulvia Zanandel ha iniziato 12 anni fa (a 24 anni) a lavorare nell'officina del fabbro Candeago a Cortina. L'inserimento è stato casuale, infatti il marito lavorava già presso quell'azienda e avevano bisogno di qualcuno che desse una mano. Ha cominciato occupandosi delle rifiniture e poi è passata alla vera e propria lavorazione del ferro. Anche per il marito non è stata una vera e propria scelta. Dopo le medie, a 14 anni ha preso il primo lavoro che ha trovato, ma in seguito si è appassionato perchè è un lavoro artistico, molto diverso dal fare il fabbro carpentiere che salda solo. Entrambi non hanno fatto scuole specifiche, hanno imparato man mano lavorando in officina. Presso la ditta di Candeago sono impiegate altre donne , ma si occupano di rifinitura, del dipingere, non lavorano il ferro. Fulvia invece si definisce un "maschiaccio" e forse anche per questo, dice, ha iniziato a lavorare veramente il ferro. L'approccio è stato graduale. Ha cominciato occupandosi semplicemente di quello che c'era da fare, poi però ha voluto sfidare se stessa, cercando di imparare a realizzare un po' tutto. 12 anni fa l'officina era più piccola, i settori non erano separati nettamente. Era facile passare da un tipo di lavoro all'altro. Questo ha facilitato il suo avvicinamento alla forgia. Ora i manufatti li segue quasi dall'inizio alla fine della lavorazione. Solo la dipintura e la realizzazione degli impianti elettrici per le lampade sono demandati. Ora ci lavorano 15 persone nell'officina tra fabbri, disegnatori, segretaria. Quando ha iniz iato lei c'erano solo 7/8 persone e il reparto disegnatori non era distinto dall'officina. La procedura prevede che il cliente concordi con il titolare sig. Candeago l'ordine, definendo le misure per le ringhiere, i corrimano, le lampade che devono adattarsi alle diverse abitazioni. Il datore è il vero artista, lei si definisce una manovale. A lei arriva il disegno preparato da un altro settore dell'azienda, su questo però bisogna ragionare per adattarlo al ferro e al risultato tridimensionale. Alla fine il manufatto deve essere simile a quello deciso e concordato in disegno dal cliente, ma sono previste comunque delle modifiche nel passaggio dal progetto alla realizzazione. Candeago rimane sempre a disposizione per chiarimenti sul disegno che, anche se consente degli aggiustamenti, rimane comunque alla base di ogni lavoro. Per consigli chiede spesso aiuto al datore di cui ha molta stima e fiducia come artista e per la sua sensibilità estetica. Fulvia è consapevole di aver imparato molto della tecnica, ma ha la sensazione di non avere un "occhio estetico". Per alcuni aspetti preferisce quindi chiedere consigli ai colleghi e al datore. Se dovesse arrangiarsi lo farebbe, ma con la convinzione di non arrivare ad essere un grande artista. Ha notato una differenza tra maschi e femmine e cioè che i primi, fin da piccoli, sono abituati a lavorare con le mani, con gli strumenti, le donne invece sono intimorite dalle macchine. Anche lei, per esempio, preferisce lavorare a mano realizzando lavori più piccoli che non richiedano l'impiego di macchinari. Non si sente un meccanico. Chiede che gli predispongano il tornio o si fa aiutare per altri lavori perchè ci metterebbe molto più tempo di un collega maschio. All'interno dell'officina c'è collaborazione e ci si aiuta spesso reciprocamente. Con i colleghi maschi sente il bisogno di confrontarsi alla pari, cercando di fare tutto come loro. E poi alla fine per alcuni aspetti sono loro a chiedere aiuto a lei. Per esempio nella lavorazione della lamiera lei è più esperta. L'ambiente dell'officina comunque è tranquillo sia nel rapporto tra colleghi che con il proprietario. Il lavoro è piuttosto faticoso, ma a lei non pesa perchè è sempre stata un tipo atletico. Lei solleva al massimo 30/40 chili. Per lavori che prevedono pesi più grossi ha bisogno di aiuto. La sua percezione è che gli uomini abbiano una visione più lineare "diritta" dei lavori e questo li facilita, li rende più veloci. Le donne vedono le cose in maniera complessiva, più ampia. Ha notato una grande velocità di assimilazion da parte dei giovani a cui lei insegna le basi del lavoro. In poco tempo questi riescono a superarla in destrezza. Hanno più manualità, più coraggio, più occhio. L'esperienza è comunque alla base per diventare un buon fabbro, perchè consente di trovare la soluzione giusta per avere i migliori risultati. Nel suo lavoro di fabbro artistico la forgia, il ferro caldo e il martello sono gli elementi basilari. Le macchine aiutano, ma non bastano. Il titolare sig. Candeago ha iniziato a lavorare il ferro circa 35 anni fa, prima come dipendente e poi mettendosi in proprio. La produzione di artigianato artistico, con oggetti di peso ridotto, facilita l'inserimento delle donne nell'officina. Il lavoro di carpenteria sarebbe un'altra cosa. Per lei l'ambiente maschil all'interno dell'officina non è un problema. Lascia correre quello che viene e comunque la presenza del marito è importante, forse aumenta il rispetto nei suoi confronti.