Bene etnoantropologico immateriale

Descrizione

L'officina, dove Alfio Brancaleone ha iniziato a lavorare, era di suo padre e del fratello di questo. Probabilmente l'avevano a loro volta ereditata dalla famiglia. Ha ricordo infatti di stampi usati per incidere gli attrezzi con nomi di antenati, per esempio Battista Brancaleone. L'officina sfruttava la forza motrice dell'acqua del Mis. Si trovava sotto la chiesa, accanto a un mulino anch'esso della famiglia Brancaleone. A 6-7 anni ha iniziato ad aiutare il padre in officina dopo la scuola. Anche i suoi figli (attualmente fabbri) già da bambini lo seguivano nel lavoro al pomeriggio. Nel 1943, a 19 anni, è stato deportato a Danzica dove è rimasto per due anni a lavorare presso i cantieri navali. In Germania ha sperimentato tecniche moderne. A Piz all'epoca le modalità di lavoro erano ancora arretrate e tutte manuali, senza l'ausilio di macchinari. Nel 1964 ha costruito il capannone dove lavora ancora oggi il figlio Maurizio. Alcuni anni prima (1958 forse 1960/61) la SADE aveva costruito la diga togliendo l'acqua al Mis. Hanno pagato dei risarcimenti a una serie di attività presenti lungo il fiume: officine di fabbri, mulini, segherie, falegnamerie. Lui si è trasferito nella nuova officina e si è messo in proprio, lasciando un cugino che aveva opinioni diverse rispetto al lavoro e che non voleva fare investimenti per l'acquisto di nuovi macchinari. Negli anni '40 non c'era ancora lavoro legato all'edilizia. Producevano quasi esclusivamente attrezzi per l'agricoltura. Ci si accontentava di piccoli lavori. Ha sempre prodotto su commissione. Forse c'era la possibilità di realizzare una produzione propria da mettere in vendita, ma non c'erano i capitali per gli investimenti e in parte non si sentiva in grado. Per questo ha sempre spronato i figli a studiare. I pochi anni di disegno serale erano misera cosa. Sottolinea la differenza tra i fabbri di una volta e quelli attuali. Oggi non serve quasi più l'abilità. Le macchine fanno tutto. Ricorda come una volta si facessero le inferiate incrociate e con i fori, tutte a mano, con la spina e il #taiador#. Ora con le macchine il lavoro risulta anche migliore, sempre perfetto, ma si vede che non è fatto a mano. Una volta non si guardava al numero di ore. Oggi invece si deve stare attenti anche al minuto. Nella sua officina hanno cominciato a utilizzare delle macchine negli anni '60. Il lavoro del fabbro consentiva di guadagnare meglio di chi lavorava la terra. Il fatto che i figli continuino la sua attività è motivo di orgoglio. Il padre produceva solo attrezzi agricoli. E li andava a vendere il sabato al mercato di Belluno. Ha avuto degli apprendisti. Rimanevano solo per qualche anno, fino alla partenza per il militare. Non aveva la possibilità di tenerli quando sarebbero dovuti diventare operai, era troppo costoso. Ora nell'officina di Piz, oltre al figlio, lavora un operaio. Mentre l'altro figlio, che è titolare di una officina a Peron, ha 6 operai tra cui un cinese. Lui si occupa esclusivamente di serramenti. Il ferro l'hanno sempre comprato da Morassutti nella rivendita di Belluno, oppure dalla Siderurgia Veneta di Mestre. Lo trasportavano con la corriera o con il camion. All'epoca del padre c'era anche un carrettiere con cavalli che portava il venerdì sera gli attrezzi a Belluno per il mercato del sabato e ritornando trasportava le verghe di ferro. Dal suo punto di vista il ferro oggi è molto cambiato, contiene infatti molte impurità perchè recuperano i rottami, c'è dentro anche della ghisa. Questo comporta una minore resistenza e difficoltà a lavorarlo perchè ogni pezzo ha caratteristiche diverse. L'introduzione della corrente ha semplificato notevolmente il lavoro. Con il maglio mosso ad acqua non si potevano fare certe operazioni. Si doveva continuamente fare manutenzione alle pale e alla canalizzazione dell'acqua, in particolare tra ottobre e dicembre quando i temporali #brentane# erano frequenti. Nell'officina del padre c'erano diverse ruote. Una per il maglio, un'altra per la mola, e una ruota per muovere altre macchine collegate a una cinghia. Poi c'erano due ruote per il mulino accanto. Era anche bello da vedere il canale con la sequenza di tutte le pale. Gliorari di lavoro ora vanno dalle 8 alle 12 e dalle 13,30 alle 17,30. Il padre invece lavorava dalle 6 del mattino alla sera alle 19 circa. Capitava che i vicini si lamentassero per il rumore alla mattina presto e alla sera tardi. La domenica non si lavorava. Nell'officina del padre all'esterno c'era una nicchia con una statua probabilmente di S. Antonio. L'Associazione Artigiani di Belluno li ha sempre aiutati per la contabilità. Mostra una rosa antica di ferro che hanno sabbiato e verniciato e la copia realizzata da loro. Una trasformazione importante della sua attività è stato l'aver iniziato a produrre infissi in alluminio. Era l'unico a farli, oltre a un altro fabbro di Ponte delle Alpi. Con l'alluminio sono arrivate anche commesse di ordini importanti. Utilizzare l'alluminio è un tipo di lavoro tra i più "stupidi", ma ha reso molto economicamente. Non serve abilità, bisogna solo essere precisi nel prendere le misure. Ora ci sono le macchine già programmate, basta schiacciare un bottone. Attualmente la produzione riguarda: serramenti, ringhiere, telai, travi per strutture varie. Lavorano circa 50% ferro e 50% alluminio, a seconda dei periodi. Secondo lui d'inverno si produce meno perchè il freddo fa lavorare meno. Nell'officina del padre per riscaldare l'ambiente c'era un fornello che veniva alimentato con i trucioli recuperati nelle falegnamerie. Nella sua esperienza gli è capitato di percepire da parte dei falegnami un atteggiamento di superiorità rispetto ai fabbri

Dettagli

Denominazione

storia di lavoro / attività fabbrile di Alfio Brancaleone

Altra occasione

intervista

Verbale

Voce/i femminile/i 1 Voce/i maschile/i 1 Modalità esecutiva alternanza vocale

Link scheda estesa

Scopri di più