Bene etnoantropologico immateriale
Descrizione
Bruno De Biasio ha iniziato come apprendista in una officina a Rocca Pietore. Lì ha imparato le basi della tecnica della lavorazione del ferro. Il tipo di produzione era incentrato sull'oggettistic: souvenirs per turisti che definisce kitsch. Nel 1974 si è messo in proprio, trasferendosi a Peron. Ora il tipo di lavoro è diverso, produce esclusivamente per ordinazione dei clienti. Ha sempre dato molta importanza ai libri. Fondamentali per lui sono gli autori H. Gombrich da cui ha imparato la teoria, E F. Kuhn determinante invece per l'acquisizione di molte tecniche. Si è formato come autodidatta, guardava i disegni e poi cercava di riprodurli sperimentando. La difficoltà principale dei tempi attuali è l'inconciliabilità tra quantità e qualità. La gente vuole i prodotti in tempi brevissimi. Ha viaggiato cercando di andare a conoscere il lavoro di fabbri attivi all'estero: Slovenia, Austria, Germania. Anche i centri storici sono di insegnamento, per esempio Feltre. Il suo stile preferito prevede forme semplici e pulite. Definisce la tecnica del ferro battuto metà scultura e metà disegno. Si è dovuto trasferire da Rocca Pietore, dove è nato, perchè lì i prezzi degli edifici sono proibitivi. Ora non si può più permettere degli apprendisti perchè dovrebbe fare degli investimenti per mettere a norma l'officina. Degli apprendisti che ha avuto in passato nessuno ha continuato il lavoro del fabbro. La sua produzione prevede la realizzazione di: parti di stufe, cerniere di porte, maniglie, lanterne, cancelli, inferriate, etc etc. Generalmente parte dal progetto già definito dall'architetto, oppure disegna lui o si rifà a dei libri. I clienti che apprezzano l'abilità tecnica sono pochi. Per esempio, sono diffusi i semilavorati di produzione industriale e alla gente piacciono. Ora va di moda invecchiare il ferro con l'acido, qualche anno fa si preferiva zincarlo. Il kitsch trionfa. C'è perdita di identità culturale. Nell'Agordino l'architettura originaria prevedeva molta pietra e poco legno e ferro. Ora caricano di legno. Riesce a realizzare solo 4/5 pezzi all'anno che lo soddisfano veramente. Riconosce il lavoro di restauro molto vincolante, infatti si è poco liberi di fare. Ô Critico nei confronti dell'eccesso di decorativismo. Non apprezza il liberty del Rizzarda che definisce "forzato". Attualmente è difficile trovare fabbri che sperimentino cose nuove. Stima due fratelli di Venezia e un giovane fabbro di Feltre (non ricorda il nome). Considera le sculture in ferro delle forzature. Il ferrro non è come il bronzo o l'argilla, o la pietra. Lui parte sempre dal disegno, poi bisogna adattarlo perchè il ferro ha dei limiti fisici. Riconosce un cambiamento nel ferro da quando hanno inventato il convertitore Bessenger che ha consentito di produrre ferro omogeneo privo di scorie. Prima i fabbri assemblavano pezzi di ferro di recupero che così contenevano molte scorie. Mostra un pezzo di ferro antico caratterizzato dalla presenza di scorie di carbone che lo rendono difficile da forgiare. Precisa che i manufatti di ferro possono essere datati valutando l'edificio da cui provengono o riconoscendo delle tecniche di cui è nota l'epoca di introduzione, come la saldatura elettrica o la saldatura autogena. Esprime disillusione nei confronti dell'epoca contemporanea caratterizzata dalla tendenza alla massificazione. Fare l'artigiano è difficoltoso. Negli anni '80 fino al 1992 c'è stata una persecuzione degli artigiani da parte dello Stato. Nel 1996 è stata fatta invece una buona riforma fiscale. La clientela è per lo più della provincia bellunese. Ci sono anche alcuni turisti che hanno la casa di villeggiatura in zona. L'orario di lavoro prevede circa 8/9 ore al giorno, compresoil sabato e in alcuni casi anche la domenica mattina. Mostra le foto di oggetti realizzati da lui: parascintille, inferriate, insegna di negozio. Mostra una serie di libri relativi alla lavorazione del ferro battuto. In particolare il libro di Fritz Kuhn "Stahlgestaltung", acquistato nel 1974, da cui ha imparato molte tecniche particolari. Esprime ammirazione per il lavoro di Toni Benetton. Mentre definisce "tragica" la produzione contemporanea di oggetti in ferro battuto dalle forme complesse e ridondanti. Esprime soddisfazione per quei rari clienti in grado di apprezzare la qualità del lavoro, risulta invece difficile rapportarsi con clienti che chiedono "il prezzo al chilo" del ferro.