Dioniso e Satiro

Notizie storico-critiche

L’opera, già parte della Collezione Grimani, era forse giunta dalla Grecia, presumibilmente da Atene, secondo quanto afferma Germanico de Vecchi nella “Storia del Friuli”, un codice cartaceo del XVII secolo, foglio 22, custodito nella Biblioteca di S. Antonio di Padova. Nel XVI secolo, l’opera fu sottoposta a un intervento di restauro, che la integrò in più parti. Per quanto la critica abbia proposto di interpretare questo gruppo statuario ora come una copia di un originale variamente databile all’età ellenistica (P. Ducati, A. Levi, P. Amandry), ora come il risultato di una composizione eclettica che ha assemblato due figure distinte (Klein) o addirittura come la traduzione plastica di età romana ispirata a un quadro pittorico greco (P. Arndt, Lippold, C. Anti), è più probabile in realtà che l’opera rappresenti una creazione eclettica dell’arte romana, ottenuta con la rielaborazione di forme e stili diversi: il braccio destro di Dioniso piegato sulla testa con l’altro appoggiato sul collo del satiro, nonché il ritmo sinuoso del corpo, richiamano lo schema dell’ "Apollo Liceo” di Prassitele, la cui influenza si coglie anche nello schema compositivo e nel rendimento plastico del modellato; la resa della testa del Dioniso, in particolare, richiama il tipo che è all’origine degli esemplari Madrid-Chatsworth di chiara impostazione prassitelica. Al contempo, i tratti e le espressioni del volto di entrambe le figure assumono un’intonazione patetica di ispirazione skopadea, in particolare gli occhi infossati, le bozze frontali, il mento solcato da una forte depressione, il volto tondeggiante anziché ovale; così come il trattamento delle chiome risente delle influenze ellenistiche lisippee, specialmente nel caso del satiro, la cui acconciatura è caratterizzata da ciocche grosse e irsute, che si articolano a raggiera sopra la fronte, secondo un tipo detto gallico ricorrente in diverse teste di Satiri del tardo-ellenismo. Per una più precisa qualificazione e datazione del gruppo è da tenere in considerazione anche l’impostazione della composizione che sfrutta i dettami ritmici dell'"univisualità", principio affermatosi tra la seconda metà del II sec. a.C. fino a tutto il I sec. a.C. e che trova riscontro in numerose opere coeve, come il gruppo di Venere e Amore nel Museo Archeologico di Rodi, il gruppo di Pan e Dafni al Museo Nazionale di Napoli, nonché il gruppo di Pan che estrae una spina dal piede di un Satiro ai Musei Vaticani. In tutti questi gruppi, così come in quelli di Venezia e del Vaticano, si avverte un’impostazione frontale, che tuttavia non rinnega le esperienze ellenistiche di conquista della tridimensionalità. Nel gruppo Venezia-Vaticano, in particolare, Dioniso è in posizione frontale, mentre il Satiro è impostato di tre quarti, su un piano obliquo rispetto al fondo neutro, secondo un’impostazione unitaria ed equilibrata, che ha saputo congiungere due figure distinte in una visione complessivamente omogenea, densa di corrispondenze e di accordi formali e contenutistici sia prassitelici, sia scopadei, sia lisippei rivissuti in un sentire neoclassico, filtrato alla luce delle esperienze ellenistiche in una nuova visione unitaria. Per queste caratteristiche, il gruppo di Venezia risulta, secondo Gustavo Traversari, risulta l’opera più valida e prima in ordine cronologico tra i vari esemplari che si sono conservati.

Descrizione

Gruppo statuario di Dioniso ebbro che si appoggia con un braccio intorno al collo di un satiro e porta l’altro sopra il capo, secondo uno schema compositivo “a esse” e dal ritmo dolcemente sinuoso. La divinità, interamente nuda e stante con la gamba destra in appoggio a un tronco d’albero, decorato con tralci d'uva, presenta una capigliatura ripartita sul capo, cinto da una corona di edera e da una tenia sulla fronte, con boccoli che scendono su entrambi i lati del petto; il volto, tondeggiante, presenta gli occhi infossati e il mento solcato da una forte depressione, mentre il modellato del corpo è plastico e morbido. Il satiro, appoggiato a un tronco d'albero liscio, indossa una pelle ferina intorno al corpo, delineato da superfici asciutte e nervose, con una acconciatura dalle ciocche grosse e irsute, che si articolano a raggiera sopra la fronte, guarda verso l’alto Dioniso, con occhi aperti e infossati, in atto di preoccupazione, mentre con il braccio destro lo regge all’altezza della schiena. Le due statue poggiano su una base ovale in marmo di età moderna.

Dettagli

Tipologia

Reperto archeologico

Collocazione specifica

Museo Archeologico Nazionale di Venezia

Localizzazione geografico-amministrativa attuale

VENEZIA (VENEZIA)

Materia tecnica

marmo pentelico (?)

Misure

cm. 203

Definizione culturale

periodo romano/ età imperiale

Link scheda estesa

Scopri di più

Museo correlato

Museo

Museo Archeologico Nazionale di Venezia

Il Museo Archeologico Nazionale, situato nella sede delle Procuratie Nuove, fa parte del Percorso integrato “I Musei di Piazza San Marco”, insieme alle Sale Monumentali della Biblioteca Marciana, il Museo Correr e Palazzo Ducale. Il Museo è un museo di collezionismo di (...)