Hierapytna, Rodi, Lyttos, Magnesia sul Meandro
Notizie storico-critiche
La stele fu rinvenuta nel 1788 da parte dello spagnolo Antonio de Torres y Ribera a Portogruaro, nella casa del canonico Quirini, ove era riutilizzata come davanzale di una finestra. In seguito alla sua rimozione, la stele fu donata nel 1790 al nobile veneziano Pietro Persico, i cui eredi la donarono nel 1828 al Museo.
La stele, insieme ad altre due iscrizioni sempre di provenienza cretese, costituisce un'importante testimonianza documentaria sulle complesse dinamiche politiche che interessarono l'isola di Creta durante il periodo medio e tardo-ellenistico (secc. III-II a.C.), altrimenti scarsamente noto a causa delle rare fonti letterarie disponibili. Durante questo periodo, Creta è oggetto di numerose tensioni interne, in cui spesso intervengono le grandi potenze ellenistiche (Egitto, Macedonia, regno Seleucidico, Pergamo, Sparta e infine la stessa Roma): la struttura agraria e sociale arcaica, l'incremento demografico e la scarsità delle risorse inducono i singoli centri a costituire vere e proprie confederazioni di città, alleandosi con le poleis più potenti, come Gortina e Cnosso, nel tentativo di affermare le proprie spinte espansionistiche; nascono pertanto numerosi trattati di alleanze che stabiliscono attività offensive e difensive e definiscono in modo preciso i confini territoriali per ciascun centro.
Descrizione
Stele opistografa (scritta su entrambi i lati), lavorata a gradina ai lati, ove a circa metà altezza si identifica un foro circolare. Sulla pietra sono ancora visibili le linee guida per facilitare l'incisione del testo, interamente riportato da un codice che ne conserva la trascrizione.