Una figura ed una performance forte, in cui corpo e parola danno voce a fragilità e desiderio, in un viaggio poetico e introspettivo. Al Teatro Camploy va in scena per due serate l'Ofelia.
Ophelia è il tentativo di far riemergere una voce che si credeva perduta: quella di Ofelia, ridotta al silenzio e trascinata dalle parole altrui. A partire dai frammenti dell’Amleto di Shakespeare e dall’universo visivo di Francesca Woodman, torna – vulnerabile e ostinata – in uno spazio in rovina, per restituire forma a ciò che non è stato ascoltato. Non un discorso, ma echi, frammenti, gesti che diventano danza. Nel silenzio qualcosa lentamente si ricuce, come uno strappo invisibile. Una figura che si muove tra la fine e l’inizio, tra oblio e rinascita.
Ofelia non vuole spiegare né denunciare: è un invito ad abitare e a lasciarsi attraversare da ciò che resta ai margini. Ofelia non è più un personaggio, ma una presenza che ci attraversa, ci guarda e ci interroga.
A dare forma a questa visione: una proposta della curatrice Laura Lamonea e l’incontro con la danzatrice Giulia Quacqueri.
Una performance di Luca Giacomoni
con Giulia Quacqueri
musiche Daniela Pes
drammaturgia Piera Mungiguerra
ispirata all’Amleto di William Shakespeare
traduzione Paolo Bertinetti
prodotta da Video Sound Art per l’associazione VIDAS, ErsiliaDanza
a cura di Laura Lamonea
creazione della marionetta Ivan Terpigorev e Aimée Mattio
con il sostegno del Centro Teatro Attivo
in coproduzione con il Centro di ricerca filosofica e teatrale Hagia Sophia
Dettagli
Data / Ora
Sabato, Domenica: alle 21:00