Accostarsi ad Alcesti di Euripide fa paura, perché significa accostarsi alla Morte. Ad una morte inaccettabile, forse la più inaccettabile di tutte: la morte di una vittima sacrificale. Al tempo stesso Alcesti è, per i filosofi, la prima meditazione sulla morte nella storia dell’Occidente, quindi una pratica di valorizzazione di tutto ciò che c’è di prezioso e sacro nell’atto di vivere, proprio perché Alcesti è una “tragedia a lieto fine”. Che di lieto in realtà conserva ben poco. Come Hitchcock farà un paio di millenni dopo in Psyco, Euripide fa morire la sua protagonista a metà del dramma. Alcesti muore e, in un certo senso, il percorso tragico della nostra storia si conclude. L’arrivo di Eracle, così goffo, così incerto, così grottesco, così fuori luogo e scandaloso, riapre in modo tutto nuovo il racconto destabilizzandoci a tal punto che non siamo nemmeno più sicuri di riconoscerla in quanto “tragedia”.
Alcesti fa paura perché su tutto, fin dal principio, sopra a tutta questa portentosa e irresistibile macchina teatrale, perfetta nella sua struttura, chiarissima e allo stesso tempo sfuggente, incombe l’ombra di Ananke, la divinità che personifica il sistema di pensiero della tragedia antica: il nodo del fato che nessuno può sciogliere, nemmeno gli dei e che lega tutti a tutto.
Alcesti fa paura perché è la storia di una donna che, spinta soltanto dalla furia beata del suo amore per il marito, sceglie di morire al suo posto. E fa paura perché ritorna dall’Ade. Quattro secoli prima di Cristo, una donna straordinaria si sacrifica per amore e ritorna dalla morte. La donna che torna da laggiù non è quella che è partita, ora questa Alcesti ha visto e fatto esperienza dell’orrore e della disperazione oltre ogni limite, quella che si ricongiunge al marito è l’essere più sacro e misterioso che si possa immaginare nella letteratura e nell’arte di tutti i tempi.
Penso alla tragedia di Euripide e non posso non pensare, oggi, al percorso della donna nella storia, dall’inizio dei tempi ad oggi, alla sua evoluzione, alle sue tragiche morti quotidiane, alla
sua possibilità di tornare indietro dall’orrore e poter affrontare finalmente, l’oggetto del suo infinito amore.

Filippo Dini

  • Di Euripide
  • Traduzione Elena Fabbro
  • Con Luigi Bignone, Alessio Del Mastro, Denis Fasolo, Carlo Orlando, Aldo Ottobrino, Deniz Ozdogan,
    Carolina Rapillo, Roberto Serpi
  • Regia Filippo Dini
  • Coro Riccardo Gamba, Margherita Mannino
  • Scene Gregorio Zurla
  • Costumi Alessio Rosati
  • LuciPasquale Mari
  • Musiche Paolo Fresu
  • Movimenti Alessio Maria Romano
  • Assistente alla regia Arianna Sorci
  • Produzione TSV – Teatro Nazionale / Fondazione Inda Istituto Nazionale di Dramma Antico

BIGLIETTI:

Biglietti in vendita dal 23 aprile 2026

Intero € 30,00
Over 65 € 25,00
Under 30 € 20,00

Ridotto scuole €10,00

Biglietti in vendita:

  • online sul sito www.tcvi.it
  • in biglietteria, dal martedì al sabato dalle 15.00 alle 18.15
  • al telefono, chiamando lo 0444 324442, dal martedì al sabato dalle 16 alle 18
  • il giorno di spettacolo, al botteghino, a partire da un'ora prima dell'inizio

Dettagli

Data / Ora

Il: 26/09/2026
Sabato: alle 21:00
Il: 27/09/2026
Domenica: alle 21:00

Location

Teatro Olimpico

Indirizzo

Piazza Matteotti 11, Vicenza (VI)

Telefono

0039 0444 327393

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