Il 4 marzo 2026, nella Sala degli Arazzi della Fondazione Giorgio Cini, si terrà il terzo concerto ideato dal gruppo di studio dell’UKRI maqām beyond nation, realizzato in partnership tra University of London, SOAS e Università Ca’ Foscari di Venezia, DFBC.
Il concerto è dedicato alla tradizione di musica d’arte detta shash maqom (“sei maqom”) sviluppatasi tra i centri culturali di Bukhara, Samarcanda, Khiva e Andijan sin dal XVI secolo.
L’ensemble, che giunge per la prima volta in Italia, è composto da:
Ilyos Arabov, voce, liuto dutor
Vosidjon Mahmudov, viella ghijak
Farangiz Makhmudova, liuti tanbur, rubob
Nasimkhon Muzaffarov, tamburi a cornice daf, doire, percussioni
Dilorom Madrakhimova, danza
Comunicato stampa
Arriva a Venezia, nell’ambito di un progetto internazionale intitolato Maqām beyond Nation, l’Ensemble di Ilyos Arabov, protagonista della musica d’arte dell’Uzbekistan: un appuntamento d’eccezione, che l’Isola di San Giorgio Maggiore ospiterà il 4 marzo 2026, alle ore 18, nella Sala degli Arazzi della Fondazione Giorgio Cini.
Il concerto è dedicato allo shash maqom uzbeko-tagiko. Letteralmente il termine designa “sei” (shash) grandi suites che prendono il nome dal loro principale “modo musicale” (maqom). Si ipotizza che le suites abbiano iniziato a prendere forma nelle regioni dell’Asia Centrale verso la metà del XVI secolo, tra i centri culturali di Bukhara, Samarcanda, Khiva e Andijan. Più in generale, maqām è una parola araba che significa molte cose (luogo, posizione, stazione, modo musicale) che oggi viene usata soprattutto per indicare la musica d’arte del mondo mediorientale e centroasiatico.
L’Ensemble, che si esibisce per la prima volta in Italia, è diretto dal cantore e musicista Ilyos Arabov, originario di Bukhara e specializzato nella diffusione delle tradizioni musicali uzbeke, in particolare della tradizione classica dello shashmaqom.
Oltre a Ilyos Arabov, (voce, liuto a manico lungo tanbur; viella sato, liuto a manico lungo dutar, tamburo a cornice doira), si esibiranno Farangiz Makhmudova, liuto a manico lungo dutar; Nasimkhon Muzaffarov, tamburo a cornice doira; Vosidjon Makhmudov, viella ghijiak; Dilorom Madrakhimova, danza. Va notata l’eccezionale presenza proprio della danza, che ha mantenuto nei secoli caratteristiche autonome, andate perse altrove.
Il progetto
L’evento è organizzato in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia, la Fondazione Ca’ Foscari, ERC- European Research Council, Soas e l’Università di Londra, all’interno del progetto triennale (2024-2026) Maqām beyond Nation, coordinato da Rachel Harris (SOAS-Università di Londra) e da Giovanni De Zorzi (Università Ca’ Foscari Venezia).
Spiega Giovanni De Zorzi, docente di Etnomusicologia dell’Università Ca’ Foscari Venezia: «Il progetto Maqām Beyond Nation esplora un campo della creazione musicale che si estende dal Nord Africa all'Asia centrale; un insieme di pratiche creative storicamente fluide e interconnesse, trasformate dai nazionalismi del XX secolo in repertori fissi. I nostri casi di studio rappresentano linee di faglia nel mondo dell’Asia Centrale – tra cui l'ex confine sovietico-cinese e la frontiera tra Iran e Azerbaigian – spazi chiave in cui le tradizioni musicali condivise sono state divise dalla formazione di nuovi stati nazionali».
Sottolinea Giovanni Giuriati, direttore dell’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati: «È estremamente interessante questo modello di ricerca collaborativa portato avanti da un gruppo affiatato di performer-studiosi radicati nelle rispettive culture del maqām. Affrontano la decolonizzazione come un processo creativo, oltre che storico e politico, che coinvolge la ricerca partecipativa, l'etnografia performativa e una prassi riflessiva e critica che sfuma i confini tra ricercatore e partecipanti alla ricerca. Lo spettacolo a San Giorgio testimonia questo lavoro di studio e di pratica artistica, ulteriore esempio di come mondi e culture diverse si possano incontrare e conoscersi profondamente».
Dettagli
Data / Ora
Mercoledì: alle 18:00