Il Teatro Civico un luogo cruciale della memoria storica e teatrale di Schio. Ha una storia importante, che inizia agli albori del ventesimo secolo, precisamente nellanno 1906.
Come racconta con dovizia di particolari Giuseppe Baice nel suo libro Il teatro Civico di Schio. Cronistoria con variazioni, tutto comincia allinizio del secolo scorso. Da modesta cittadina di circa seimila abitanti, Schio si trasforma in vero centro urbano con oltre sedicimila cittadini. Lesplosione demografica si accompagna al fiorente processo di industrializzazione, che in pochi anni ha fatto di Schio il pi importante e progredito centro laniero del Veneto.
Questi significativi mutamenti nellassetto sociale ed economico della citt richiedono la realizzazione di nuove e moderne opere pubbliche, tra le quali anche la costruzione di un teatro corrispondente allo sviluppo culturale e allacquisito benessere materiale. Il teatro Sociale, vecchio ormai di settantanni, inadeguato ad ospitare allestimenti di opere che richiedono grandiose messin-scene, organici orchestrali di notevole complessit, masse corali e di comparse di considerevole corposit. Come sottolinea con forza Giuseppe Baice, Schio aveva bisogno - e ne era degna - di un nuovo moderno teatro.
Un aspetto particolare differenzia per lopera scledense dalle nuove e pi capienti sale teatrali realizzate, negli stessi anni, in altre citt italiane: la costruzione del Civico non uniniziativa dellamministrazione comunale, ma dettata dalla volontà, dall'entusiasmo e dalla passione musicale di un gruppo di cittadini. L'8 ottobre del 1906 si costituisce infatti la Cooperativa per il teatro nuovo, con un unico scopo: la costruzione di un teatro..., che risponda alle esigenze moderne, che sia accessibile a tutte le classi di cittadini, che possa disporre di circa 1500 posti e sia fornito di una sala per convegni, conferenze e per ricevimenti.
Presidente della cooperativa viene eletto il barone Alessandro Rossi, nipote del senatore omonimo. Un dato significativo, perch anche a Schio si delineano le trasformazioni che investono la societ nei primi del Novecento: promotori e realizzatori del nuovo teatro non sono infatti i nobili, ma un gruppo di borghesi illuminati e intraprendenti.
Subito si bandisce il concorso di progettazione e fra i progetti presentati viene scelto quello dellarchitetto vicentino Ferruccio Chemello, futuro ideatore anche del Sacello-Ossario sul monte Pasubio (1926). I lavori di costruzione del teatro iniziano nel-lestate del 1907; vengono coinvolte numerose imprese, alcune provenienti da Torino, Milano e Roma, e famosi decoratori scledensi come Luigi Pupin (e figli) e Giuseppe Mincato, autore del quadro delle ninfe e delle flore sopra larco scenico. Il teatro viene concepito e costruito con tutte le caratteristiche del teatro allitaliana: sala a ferro di cavallo, platea, palchi ed ampio loggione. Davanti al palco trova posto il golfo mistico, capace di ospitare unorchestra di 50 elementi. La capienza del Civico (1200/1300 posti, divisi tra platea, palchi, galleria e loggione) risulta notevole e certamente adeguata a soddisfare le nuove esigenze del pubblico scledense. La modernità e la razionalità della sua costruzione e delle sue strutture fanno del Civico un teatro allavanguardia. Il pal-coscenico misura 14 metri di larghezza, 15 di profondità e 9 di altezza. La sua ampiezza, il perfezionamento delle sue attrezzature, la cospicua e adeguata dotazione di dispositivi meccanici e tecnici, la possibilità di vari e rapidi cambiamenti di scena lo rendono adatto e capace di ospitare gli allestimenti delle opere liriche più moderne e grandiose.
Proprio per collaudare le possibilità del Civico sotto ogni aspetto, viene messo in scena per la serata dinaugurazione un me-lodramma moderno e grandioso, complesso e impegnativo dal punto di vista dellallestimento scenico, teatrale e musicale: il Mefistofele di Arrigo Boito. il 9 giugno del 1909, una giornata memorabile: un successo straordinario di pubblico e di critica, tanto che lo spettacolo viene ripetuto per ben 14 sere. Tutte le famiglie di Schio e dintorni presenziano ad una delle repliche con almeno un componente e vengono istituiti treni speciali per favorire lafflusso di spettatori dai centri vicini e da Vicenza. La fama del Civico oltrepassa i confini cittadini e si estende anche oltre lambito locale.
successo anche il teatro di prosa: nello stesso 1909 la compagnia di Gustavo Salvini propone Gli spettri di Ibsen, l'Edipo re di Sofocle, il Tartufo di Molire e lallora famosissima Morte civile di Paolo Giaco-metti. L'11 settembre si alza il sipario sulla Tosca di Giacomo Puccini: opera nuova, ricca di effetti scenici e melodie impetuose che trova unimmediata presa sul pubblico e vede gremita la sala per tutte le 13 serate di replica. L'anno inaugurale si chiude trionfalmente: 29 spettacoli dopera, 8 di operetta, 36 di prosa, 5 di prosa e musica, almeno 10 spettacoli di burattini, senza contare i numerosi concerti della banda cittadina. Un successo indice sicuramente di una grande passione per la musica e per il teatro, nonchè di un certo, diffuso benessere economico.
Le rappresentazioni al Civico continuano fino al 1915, anno in cui l'Italia entra in guerra e il teatro viene adibito a magazzino della Sussistenza militare. Il 5 agosto del 1916 un tragico avvenimento segna la storia della sala: per cause ignote, la parte centrale del teatro prende fuoco. La città riesce ad uscire da questa difficile situazione, e il Teatro pu riaprire, perfettamente ristrutturato, la sera del 2 dicembre 1919: pochi giorni dopo, il 18 dicembre, si alza il sipario sulla prima stagione lirica dopo il doloroso intervallo causato dalla guerra; il primo spettacolo messo in scena Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Gli anni Venti del Novecento vedono la diffusione in Italia di una nuova arte, concorrente diretta di quella teatrale: il cinema. Iniziano per il Civico, come per molti teatri italiani, anni di crisi, che non si risolvono nemmeno con la costruzione di una cabina cinematografica e la proiezione di film sonori. Nel 1933 viene nominato il curatore fallimentare del Teatro, nel 1936 indetta unasta pubblica per la vendita del Civico: iniziano a susseguirsi concessioni e acquisizioni. Nel 1936 una nuova Società Anonima Teatro Civico, composta da cittadini bene-stanti, acquista il teatro, che nel 1938 poi ceduto allOpera Nazionale Dopolavoro (Ond); nel 1946 l'Ond si scioglie e il Civico passa allEnte Nazionale Assistenza Lavoratori. Il 29 aprile del 1956 il teatro Civico ospita per l'ultima volta unopera lirica: il Rigoletto, con la direzione del maestro Gaetano Poloni. Nel 1968 chiude anche come cinematografo, continuando fino agli anni Settanta solo l'attività di sala da ballo nel ridotto.
Nel 1977 l'Amministrazione comunale di Schio decide di avviare le pratiche per l'acquisto del Teatro, predisponendo nel 1982 un progetto (a cura dellufficio tec-nico) per il suo recupero totale, del costo complessivo di 3,5 miliardi.
Nel 1994 nasce la Fondazione Teatro Civico, che da allora organizza la stagione teatrale del comune di Schio; l'Amministrazione restaura, tra il 1994 e il 1997, la facciata principale dello stabile, latrio e la sala del ridotto, che viene intitolata a G. Calendoli. Nel 2002 il Civico comincia lentamente a risorgere: la struttura riapre nuovamente al pubblico (pur con un numero ridotto di spettatori).
Nel 2003/2004 l'amministrazione comunale promuove l'istituzione di un gruppo di lavoro misto, costituito da consulenti specialisti dei settori della regia teatrale, dell'architettura, delle tecnologie teatrali, con il compito di sviluppare un confronto di idee ed esperienze, di valutare i caratteri architetto-nici da salvaguardare e la capacità del teatro a soddisfare nuove esigenze. Un percorso verso la riabilitazione, culminato con il progetto Lotto Zero.