VENICE INTERNATIONAL ART FAIR 2026 si concentra sul dialogo in continua evoluzione tra corpo, identità e spazio, indagando come gli individui contemporanei percepiscono sé stessi e si relazionano agli ambienti che abitano. Strutturata in due sezioni principali, LIQUID ROOMS e FUTURE LANDSCAPES, la mostra riunisce artisti provenienti da contesti culturali diversi, offrendo una piattaforma per esplorare la natura fluida dell’identità e i confini mutevoli tra esperienza interiore e realtà esterna. Attraverso questo approccio, la fiera invita il pubblico a confrontarsi con nuove prospettive sulla condizione umana, riflettendo su come le identità personali e collettive siano continuamente modellate da contesti fisici, sociali e concettuali.

Operando all’intersezione tra percezione interiore e immagine costruita, l’artista canadese Janique Grenier, nota come Janiqueart, e la pittrice olandese Madelon de Keizer condividono un interesse per la frammentazione e la ricomposizione del linguaggio visivo come strumento per esplorare identità e tensione emotiva. Attraverso composizioni stratificate che fondono intuizione e struttura, Janiqueart costruisce paesaggi simbolici in cui volti e forme si dissolvono e si ricompongono in narrazioni fluide, mentre le geometrie precise ma disturbate di de Keizer guidano lo sguardo attraverso ritmi di ordine e instabilità, creando spazi che oscillano tra chiarezza e inquietudine. Entrambe le artiste affrontano la trasformazione come processo visivo e psicologico, invitando lo spettatore in un campo dinamico in cui la percezione è costantemente ridefinita.

Carine Hayoz sviluppa un linguaggio pittorico radicato nella complessità degli ambienti urbani, traducendo i ritmi della città in composizioni architettoniche stratificate animate da sottili presenze umane; nelle sue opere, l’artista fonde memoria e immaginazione, costruendo narrazioni spaziali in cui luce, movimento e tensione relazionale coesistono. D’altra parte, Costina Stan volge lo sguardo all’interiorità, avvicinandosi al corpo come luogo di introspezione attraverso l’autoritratto, esplorando i delicati confini tra visibilità e assenza, dove immagini minime ma evocative permettono all’emozione e all’esperienza inconscia di emergere con silenziosa intensità.

Una raffinata sensibilità per la materialità e l’atmosfera permea il lavoro di John Ishmael, riflettendo un impegno costante con colore, texture e consapevolezza spaziale, maturato attraverso una pratica parallela tra arte e design. Le sue composizioni pongono in primo piano atmosfera e risonanza emotiva, generando superfici visivamente ricche che risultano al contempo intime e immersive. Un’analoga attenzione all’equilibrio strutturale si osserva nei dipinti di Claudia Dr. Kühn, la cui pratica, al contrario, estende questo approccio sperimentale al materiale. Attraverso la costruzione di superfici stratificate e tattili, le sue forme astratte emergono dall’interazione dinamica tra controllo e imprevedibilità, indagando infine le dualità dell’esperienza umana attraverso materia e gesto.

All’interno di questa esplorazione delle identità contemporanee, il lavoro di Silvia Mariani si sviluppa come una meditazione poetica su assenza, memoria e desiderio, in cui figure ed emozioni si collocano in un delicato stato sospeso tra presenza e scomparsa. Il suo linguaggio visivo è intimo e narrativo, intriso di fragilità e tensione silenziosa, attraverso cui cattura stati effimeri dell’essere; così facendo, invita lo spettatore in uno spazio contemplativo in cui la ricerca di connessione e significato emerge gradualmente attraverso il sottile intreccio di perdita, desiderio e speranza.


Dettagli

Data / Ora

Dal: 17/04/2026 Al: 30/04/2026
Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica

Location

Palazzo Albrizzi, Venezia

Indirizzo

Cannaregio 4118, Venezia (VE)

Telefono

+39 0804117337