Mediterraneo: ambiente e clima tra passato e presente
Stefano Lugli, geologo e professore dell’Università degli Studi di Moderna e Reggio Emilia e Gabriele Nenzioni, Direttore del Museo della Preistoria “L. Donnini” di San Lazzaro di Savena, Bologna dialogano con Carlo Peretto, professore onorario dell’Università degli Studi di Ferrara. Dalla crisi di salinità del Mar Mediterraneo, quasi 6 milioni di anni fa, ai gessi dell’Appennino ora patrimonio dell’UNESCO, l'indagine geologica all'esterno e all'interno delle montagne svela i cambiamenti climatici del nostro pianeta dovuti a cause astronomiche. Esploreremo gli strati e i cristalli di gesso alla scoperta delle tracce dei cicli arido-umido che si ripropongono nel bacino del Mediterraneo, indotti dal monsone africano, con una frequenza attorno ai 25.000 anni. Alla complessità della formazione evaporitica fanno riscontro le recenti indagini sull’età dei diversi fenomeni carsici, anche ipogei, alcuni dei quali descritti per la prima volta al mondo. Le cavità carsiche più antiche contengono una fauna continentale di riferimento mondiale risalente al tardo Miocene fino ad arrivare ad epoche più recenti come per l’Uomo di Neandertal e per i resti archeologici di età preistorica che hanno contribuito a formare gli albori della paletnologia italiana nella seconda metà del XIX secolo. In epoca romana, alcune grotte naturali furono trasformate in miniere per l'estrazione di splendidi cristalli trasparenti di gesso da utilizzare nelle finestre al posto del vetro, il lapis specularis. Grazie al fermento culturale che caratterizzò l'Italia nel XVII secolo e alla vicinanza di eminenti università, l’insieme dei contenuti geologici, ambientali e antropici è stato il primo studiato al mondo ed è oggi il più studiato in assoluto.
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Martedì: alle 17:30