Nel cuore di Hijos de Buddha, ultima opera firmata da Alessandro Rossetto (regia) e Nicolò Sordo (drammaturgia), pulsa una domanda essenziale: è possibile che il teatro oggi parli davvero oltre il visibile?
La risposta è una creazione ibrida e totalizzante, dove il suono è protagonista, la scena si dissolve nell’invisibile e la spiritualità si incarna nella materia ruvida dell’esistenza. E questa materia, a tratti quasi invivibile, è quella di Roma: non la cartolina imperiale, ma quella sporca, esausta, stordita. Il quartiere è quello della stazione Termini. Crocevia di culture, solitudini e (dis)umanità. Una Roma che inghiotte, che promette e sottrae. Una Roma che vibra di bellezza decadente e orrore quotidiano.
L’ispirazione è una storia vera. Maria Sanchez Misericordia non è stata buona con la vita, e la vita non è stata buona con lei. Badante, buddista, cleptomane, cerca disperatamente amore in chiunque sia disposto a offrirglielo. È spagnola, approdata a Roma per ragioni che persino lei ha dimenticato. Sfrutta la bellezza di GiraGira, una ragazza arrivata dall’Africa profonda con un figlio, facendola prostituire per un permesso di soggiorno che non può darle. Quando il debito sarà estinto, GiraGira cambierà nome, otterrà i documenti, e Maria Sanchez pagherà la propria infelicità a prezzo intero. Intanto, un figlio lontano torna e la odia, un marito scomparso da anni riappare – morto –, un interrogatorio surreale la attende, parla con Buddha… che le risponde. Dal realismo al parossismo il passo è breve: gli avvenimenti si susseguono come ricordi, in un incedere pirotecnico che racconta una solitudine senza sconti.
di Nicolò Sordo
regia Alessandro Rossetto
con Marina Romondia
e in presenza sonora Fatou Malsert, Alejandro Bruni, Giorgio Squilloni
promosso da RARA
con il sostegno di Casa Fellini – Gambettola
Dettagli
Data / Ora
Lunedì: alle 21:00