In Sala Orizzonti la ricerca pittorica di Pietro Finelli, un progetto che accompagna l'artista da anni e che, ogni volta, si trasforma nel dialogo con l'architettura e l'identità del museo che lo ospita. Le sue tele sono frame di film che non esistono, scene isolate e distillate dal continuum del cinema classico, in particolare quello noir hollywoodiano, e restituite come immagini sospese, cariche di memoria più che di racconto. Pittura, non come mezzo per riprodurre il cinema, ma per ricodificarlo.
Il percorso espositivo attraversa gli spazi del museo come una mappa da esplorare, un paesaggio visivo che invita chi visita a un movimento libero tra le opere, simile a quello di un flâneur nella città contemporanea. La selezione mette in dialogo le tele su foglia d'oro del cosiddetto periodo d'oro, realizzate a partire dagli anni '90, con i lavori più recenti dedicati alla destrutturazione filmica, in un continuo rimando tra epoche e linguaggi diversi della ricerca di Finelli.
Ad accompagnare le opere, la proiezione a rotazione di quattro classici del cinema noir, scelti per la loro capacità di elaborare visivamente conflitti e tensioni: La donna del ritratto di Fritz Lang, Laura di Otto Preminger, Vertigo di Alfred Hitchcock e Sono yo no tsuma di Yasujiro Ozu.
La mostra, a cura di Maria Fratelli, è organizzata in collaborazione con la Fabbrica del Vapore di Milano.
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