Tecniche di lavorazione

Tecniche di decorazione e lavorazione

  • Visualizza il Glossario [file .pdf, 823 KB] a cura di Daniela Ferrari, Annamaria Larese, Gioia Meconcelli Notarianni, Marco Verità, tradotto in inglese David B. Whitehouse.

Le tecniche di decorazione

a cura di Annamaria Larese

Applique

Maschere, rosette, medaglioni, teste di leone, fuse a stampo e applicate a caldo al vaso.

Decorazione

La decorazione del vaso può essere ottenuta durante il processo di fabbricazione stesso (ad esempio: vetri colati a stampo, a mosaico, a nastri, a reticelli) oppure con un procedimento successivo, quando il vetro è caldo o quando è già raffreddato.

Doratura

Consiste nell'applicare sul vetro la foglia d'oro incisa, che viene poi coperta e protetta da un altro sottile strato di vetro, fatto aderire mediante riscaldamento delle superfici.

Filamenti

Si applicano a caldo in varie composizioni (a onda, zig-zag, serpentiforme). La decorazione è ottenuta da un bolo fissato ad un pontello.

Gocce, Spruzzo

Si ottengono con frammenti, granelli, gocce applicati al vaso, lasciati a rilievo o livellati mediante marmorizzazione e successivamente dilatati con una nuova soffiatura. Nei vetri tardi le gocce sono fuse saldamente al vaso con un ulteriore riscaldamento.

Incisione

Decorazione con tratti poco profondi eseguiti con uno strumento a punta.

Intaglio

Può essere a sfaccettature, a incavo, a rilievo, lineare, realizzato con la mola e la ruota. Gli esemplari lavorati a giorno sono stati intagliati da una forma grezza a pareti molto spesse, in modo che la decorazione -sia nel tipo a rete (diatreta) che a disegno figurato (es. coppa di Licurgo)- risulti staccata dal corpo del vaso al quale è connessa mediante piccoli ponti nascosti dalla decorazione.

Nervature, Bugne, Depressioni

Vengono realizzate a vaso già formato, a caldo, mediante l'uso di strumenti, quali le pinze.

Pittura

La pittura era eseguita applicando con il pennello una miscela di polvere di vetro, arricchita di ossidi metallici e amalgamata con olio o acqua. Successivamente il vaso era posto nel forno ad una temperatura piuttosto bassa.


Le tecniche di lavorazione

a cura di Daniela Ferrari

Costolature

(Sternini 1995, p. 107)
Tre sono le ipotesi riguardo questa tecnica di lavorazione. La prima prevede l'impiego della tecnica della cera perduta. La seconda prevede che su un disco di vetro ancora morbido si imprimesse un punzone di forma circolare a stella, ottenendo così un disco con un lato piatto e l'altro costolato; successivamente si riprendeva la tecnica della modellazione su forma. L'ultima ipotesi spiega la lavorazione di questi vasi con l'uso del tornio: su una forma a scodella capolvolta si lasciava adagiare un disco di vetro ancora caldo, poi si formavano le costolature con un apposito strumento, facendo ruotare contemporaneamente il tornio. Alla fine i vasi erano sottoposti ad accurata politura, in particolare  in corrispondenza dell'orlo.

Fusione dentro matrice

(Sternini 1995, pp. 105-106)
Modellazione che avveniva versando del vetro sminuzzato dentro una matrice, le cui pareti erano state scavate per ottenere il negativo della forma desiderata. Una volta riscaldata la matrice, il vetro in esso contenuto si fondeva riempiendo la cavità. Probabilmente fu la prima tecnica di lavorazione: fin dai tempi più remoti infatti furono usati stampi per produrre oggetti fittili e metallici. Tale procedimento fu successivamente adottato anche per il vetro.

Lavorazione a mosaico

(Sternini 1995, p. 102)
Tecnica adottata per vetri policromi ottenuti con sezioni di canne di colori e di dimensioni diverse, fuse insieme e lavorate successivamente secondo la tecnica della modellazione su forma.

Modellazione su asta

(Sternini 1995, p. 100)
Tecnica simile alla lavorazione su nucleo, usata per la realizzazione di vasi tubolari (in particolare tubetti per kohl), perle e pendenti. Si ricopriva l'estremità di una barra metallica con un sottile strato di argilla e calcite, quindi si procedeva come per i vasi su nucleo.

Modellazione su forma

(Sternini 1995, p. 101)
Tecnica usata per realizzare coppe monocrome e a strisce colorate. Nel primo caso sopra un forma capovolta si collocava un disco di vetro, appoggiato a due sostegni; una volta avvicinato alla fonte di calore i due sostegni venivano tolti e il disco si afflosciava sulla matrice, assumendone il profilo. Nel secondo, delle barrette colorate erano fuse una accanto all'altra in modo da formare un disco, secondo lo schema prestabilito. Dopo aver appplicato sul perimetro del disco una striscia di vetro per formare l'orlo, si procedeva come per le coppe monocrome.

Modellazione su nucleo

(Sternini 1995, pp. 99-100)
Plasmato il nucleo (di argilla e materiale vegetale, ricoperto da uno strato di calcite) lo si poneva all'estremità di una barra metallica, dando la forma voluta. Una volta riscaldato, si versava il vetro fuso sulla forma, cercando di distribuirlo uniformemente con la rotazione lenta della barra metallica. Il nucleo, ricoperto di vetro, era infine fatto rotolare su una lastra di pietra o metallo.

Soffiatura libera

(Sternini 1995, p. 109)
Il vetro fuso, raccolto all'estremità di un tubo di ferro (la canna da soffio) era soffiato a formare il bolo che, dopo essere stato ruotato su una superficie piana e modellato con appositi strumenti, era soffiato e manipolato per ottenere la forma finale. Il vaso veniva quindi staccato dalla canna da soffio per le rifiniture del collo e dell'orlo mediante uno strumento. A tale scopo era fissato al fondo del vaso, mediante un sigillo di vetro, il pontello (una barra di ferro di circa 1 m di lunghezza).

Soffiatura a stampo

(Sternini 1995, pp. 109-110)
Il vetro fuso, raccolto all'estremità di un tubo di ferro, era soffiato entro uno stampo.

Taglio a freddo

Molatura o intaglio di un blocco di vetro, trattato come fosse pietra. Il più antico recipiente databile, tagliato a freddo, è un alabastron con iscrizione di Sargon II, rinvenuto a Nimrud (720 a.C. circa). Questa tecnica, nota ovunque, ma scarsamente usata fino all'età romana per la fabbricazione del vasellame vitreo, era invece impiegata di frequente per rifiniture e decorazioni.

Tecnica della cera perduta

(Sternini 1995, pp. 106-107)
Tecnica già utilizzata nella lavorazione dei metalli; il procedimento prevede di colmare lo spazio vuoto, rimasto dentro la matrice dopo la fusione della cera, con del vetro grezzo sminuzzato o ridotto in polvere.

Vetro a bande d'oro

(Sternini 1995, pp. 107-108)
La lavorazione dei vasi realizzati con strisce di vetro di diverso colore e lamine d'oro inserite tra due strati di vetro incolore, è ancora sconosciuta. Nel caso dell'alabastron è stata proposta la seguente ipotesi: si rotolava la massa di vetro caldo sulle strisce, allineate su un piano, fino a farle aderire; con delle pinze o un altro strumento si imponeva al vaso un andamento a zig zag; successivamente si riscaldava l'alabastron e o lo si rotolava su un piano di marmo per eliminare le tracce di lavorazione.

Vetro 'a reticelli"

(Sternini 1995, pp. 103-105)
I vasi a reticello sono realizzati con strisce monocrome decorate con sottilissimi filamenti in vetro avvolti a spirale. Per ottenere le strisce era necessario rotolare, su un piano di marmo, una massa di vetro caldo, alla quale erano stati saldati due bastoncini di vetro colorato, finché i bastoncini non penetravano nel vetro. In seguito si applicava un pontello e si tirava la massa per trarne un filamento, ruotando velocemente l'altra estremità per imprimere un andamento spiraliforme. Le strisce ottenute erano collocate su un piano, le une parallele alla altre, in modo da realizzare un disco che poi veniva riscaldato e adagiato su una forma, o erano poste, sempre parallele, in una matrice e saldate col calore. Alcune coppe attestano una decorazione ottenuta con una striscia disposta a spirale. In questo caso occorreva realizzare la striscia di vetro e nello stesso tempo arrotolarla su una forma capovolta, fissata su un tornio in movimento, mentre con una spatola di correggeva il profilo della coppa. Per ammorbidire la striscia si fondeva il vetro con la fiamma di una lucerna o di una candela. Quest'ultima tecnica è definita «lavorazione al lume».

Vetro cammeo

(Sternini 1995, pp. 120-121)
Con il nome di vetro cammeo si intende un tipo di vetro composto da due o più strati sovrapposti di colore diverso. Si otteneva con colatura a stampo, intaglio al tornio, molatura superficiale e politura. Questi vetri richiedevano anche tecniche preliminari: la foderatura (casing) o il rivestimento, allo scopo di legare insieme gli strati in un unico pezzo. Era anche necessario un uso minimo della soffiatura.

Vetro diatreto

(Sternini 1995, pp. 122-123)
Vetro lavorato a intaglio. Il procedimento prevedeva la realizzazione di un vaso di notevole spessore dal quale venivano asportate le parti superfluee, creando un reticolo attaccato alle pareti solo per mezzo di sottili ponti.

Vetro di colore cangiante

(Sternini 1995, pp. 110, 119)
Tipo di vetro che cambia il colore con la luce. Questa particolare proprietà del vetro era ottenuta aggiungendo piccole quantità di oro, argento e manganese.

Vetro marmorizzato

(Sternini 1995, pp. 108-109)
Due sono le ipotesi riguardo questa tecnica di lavorazione. Secondo la prima ipotesi si fondevano delle canne colorate in una matrice in terracotta e per creare la cavità interna si inseriva un'asta di metallo; successivamente la superficie esterna del vaso veniva polita. La seconda ipotesi prevede la soffiatura di bastoncini in vetro colorato, assemblati nell'ordine desiderato.

Ultimo aggiornamento: 26-09-2019