"Incontro di Gioacchino e Anna alla Porta Aurea"

L'incontro di Anna e Gioacchino, con i Santi Luigi IX e Libera

Vittore Carpaccio (Venezia, 1465 circa – 1526 circa)

Incontro di Gioacchino e Anna alla Porta Aurea

1515

Tecnica mista su tavola, cm 186,5 x 169,5

Gallerie dell’Accademia, cat. 90

Originariamente posta sull’altare dedicato a sant’Anna all’interno della chiesa di San Francesco di Treviso, la tavola fu trasferita alle Gallerie dell’Accademia in seguito alla soppressione del convento francescano nel 1810. L’esecuzione della pala è da collocare immediatamente prima dell’inaugurazione dell’altare nel 1516, commissionato da Libera de Claudis in memoria del marito defunto pochi anni prima. Il tema dell’Incontro di Gioacchino e Anna presso la cosiddetta “porta aurea” (in realtà “porta bella”) all’interno della cinta muraria di Gerusalemme, che evoca direttamente quello dell’Immacolata Concezione di Maria, nata per intercessione divina e senza peccato, era particolarmente caro ai francescani ma si adattava perfettamente anche alla devozione “coniugale” della committente e forse anche alle vicende personali della coppia. Secondo i racconti presenti nei vangeli apocrifi la sterilità di Anna fu superata grazie all’intervento divino. In secondo piano si riconosce Gioacchino mentre sale le scale del tempio ascoltando le parole severe del sacerdote che gli vieta di offrire sacrifici a Dio perché Egli non l’ha benedetto con dei figli, mostrandogli il suo sfavore. Dopo questa umiliazione Gioacchino sceglierà di ritirarsi tra i monti, evocati dall’altura sullo sfondo, laddove Gioacchino riceverà l’annuncio della miracolosa gravidanza di Anna, destinata a dare alla luce Maria, madre di Gesù. Carpaccio enfatizza il momento più umano della vicenda, l’abbraccio riconciliatore della coppia ma anche, con il discreto gesto della mano destra dell’uomo, l’annuncio della insperata gravidanza della moglie, con l’indice che punta verso il grembo della donna. Assistono all’evento, in una sorta di Sacra conversazione, i due santi eponimi della committente e di suo marito, Alvise da Prato, ovvero a sinistra san Luigi (Alvise), a destra santa Libera. Il dipinto, originariamente più alto e probabilmente centinato, trae spunto da una nota incisione di Albrecht Dürer del 1504 inclusa nella serie de La vita della Vergine, da cui riprende l’idea dell’abbraccio e del gesto di Gioacchino e forse anche, originariamente, quella d’immaginare una cornice-porta aurea che dialogasse con l’architettura dell’altare, oggi non più esistente.

Michele Nicolaci

© G.A.VE Archivio fotografico – “su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo - Gallerie dell’Accademia di Venezia” 

Ultimo aggiornamento: 08-01-2021